Pena di morte per gli innocenti

Festa di Sant'Antonio abate all'Ospedale di Tolmezzo, tra i monti della Carnia. Don Elio ricorda il rispetto per ogni vita umana, anche quella, più indifesa e innocente di tutte, nel grembo materno. E invita a una marcia pubblica per la vita. Perchè se un elettrodotto potrebbe inquinare la Carnia, l'aborto l'ha spopolata

Il cappellano di quest'Ospedale, Don Alessandro, ha voluto che quest'anno fossi io il celebrante principale di questa S. Messa, in occasione della festa di S. Antonio abate, Patrono di questo Ospedale, in quanto venti anni fa (nel gennaio 1987) diedi inizio a questa festa.

Ricorre poi, quest'anno, anche il decimo anniversario della benedizione della statua del Santo, impartita dall' Arcivescovo di Udine Mons. Alfredo Battisti, proprio nella festa di S. Antonio abate dell'anno 1997. Quindi oggi festeggiamo un ventennale e un decimo.

Ed ora, carissimi, un pensiero su S. Antonio. Scusate se la mia omelia di oggi andrà un po' fuori dagli schemi. Non espongo la vita del Santo, che conosciamo già, ma vorrei soffermarmi a chiedere al nostro Santo Patrono una grazia, utile per questo Ospedale e per tutta la Carnia.

"Caro S. Antonio, ti supplichiamo di ottenerci la grazia che in questo Ospedale non si uccida più". Credo che voi sappiate che c'è una campagna, portata avanti anche in sede O.N.U., per abolire la pena di morte, e che di recente si è visto un politico fare lo sciopero della fame e della sete affinché sia abolita la pena di morte.

Allora anche in quest'Ospedale vogliamo che sia abolita la pena di morte! In venticinque anni, in quest'Ospedale, sono state uccise tante creature, quanti sono gli abitanti del comune di Arta Terme, e questo comune comprende sette paesi: Arta, Piano d'Arta, Cabia, Cedarchis, Piedim, Rivalpo, Valle e Lovea; è come se questi sette paesi fossero spariti dalla carta geografica della Carnia.

Ho sentito dire che si è tenuta una marcia contro l' elettrodotto, perché inquina la Camia. Va bene, si faccia pure. Anche il Santo Padre Benedetto XVI, il 12 novembre 2006, ha parlato del problema ecologico del mondo. Però, ricordiamoci, che se l'elettrodotto inquina la Carnia, l'aborto la spopola! Vi informo che nell'anno 2006, sono state uccise, qui in questo Ospedale, 113 creature.

Per la "par condicio", allora, se si è fatta una marcia contro l'elettrodotto, facciamone una anche contro l'aborto! Forse saremo in pochi, ma non importa. Forse ci grideranno che siamo dei retrogradi e che non corriamo con i tempi: a noi, carissimi, interessa correre con il Vangelo, con il Vangelo della vita.

Questa marcia, preferirei chiamarla con un termine sacro, processione, o ancora meglio, processione funebre: sì, proprio funebre, perché anche tutte le creature uccise con l'aborto, hanno diritto ad un funerale. Proporrei, dunque, che questa processione funebre partisse dalle celle mortuarie, o meglio, un po' più in là, dalle pattumiere, perché sembra che i resti mortali di queste creature siano gettati proprio nei rifiuti. Percorreremmo poi via Beato Giovanni XXIII, via Morgagni, per concludere nella chiesetta esterna all'Ospedale.

La Beata Madre Teresa di Calcutta ha detto: "Una nazione che legalizza l'aborto è una nazione sottosviluppata" e, applicando al concreto, "un ospedale che legalizza l'aborto è un ospedale sottosviluppato". Noi chiediamo a S. Antonio abate che il nostro ospedale non sia sottosviluppato, ma sviluppato!

A chi avesse commesso un tale peccato grave (genitori) e a chi avesse collaborato in modo attivo a un tale peccato grave (e qui abbiamo medici, strumentisti, anestesisti, ecc.), auspico, in nome di Dio, che chiedano perdono, si confessino e promettano davanti a Dio di non farlo mai più, perché, carissimi, esiste il Paradiso, ma anche l'Inferno.

Vi voglio raccontare, per concludere, un fatto che mi è capitato quando ero ancora qui, in quest'Ospedale. Una donna, buonissima, ammalata di cancro, aveva sulla sua coscienza un peccato di aborto che non confessava mai per paura. Un giorno mi chiese di confessarla, la confessai, confessò il suo peccato di aborto, e poi mi disse queste parole, che tengo sempre nel cuore: "Don Elio, adesso muoio contenta". E dieci giorni dopo è morta ed è andata ad abbracciare la sua creatura in Paradiso.

Don Elio Nicli
Omelia per la Festa di Sant'Antonio Abate
Ospedale di Tolmezzo
Domenica 21 gennaio 2007

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26 Aprile 2007

 

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