I Figli della fecondazione artificiale
Gli interventi dei professori Claudia Navarini, Carlo Bellieni
e Carlo Casini
al convegno invernale dei giovani del Movimento per la Vita di
capodanno 2005.
Da lunedì 27 dicembre a domenica 2 gennaio si è svolta
nei pressi di Sappada, al confine tra Carnia, Cadore e Carinzia,
in una splendida cornice di boschi di abeti innevati e cime maestose,
la settimana invernali giovani, organizzata dal Movimento per la
Vita, dal titolo: “I figli della fecondazione artificiale”.
Il convegno, che ha radunato 45 giovani provenienti da tutta Italia,
prevedeva incontri con esperti e dibattiti sul tema nel tardo pomeriggio
e in serata, mentre la prima parte della giornata era libera, per
dare modo ai giovani partecipanti di godere dell’abbondante
neve caduta nei giorni precedenti e dei bellissimi paesaggi delle
Dolomiti. Le giornate sono state perciò caratterizzate da
molte attività diverse, dallo sci, allo snowboard, alle passeggiate,
alle gite alle vicine località (come Cortina), e anche nei
momenti più seri e impegnati del pomeriggio e della sera
l’atmosfera è stata sempre interessante e stimolante,
spesso anche divertente.
La conferenza tenuta dalla professoressa Claudia Navarini,
docente di Bioetica, dal titolo “Lo statuto dell’embrione”
ci ha introdotti al tema della fecondazione artificiale (che è
un termine molto più adeguato di fecondazione o procreazione
medicalmente assistita), partendo dalla riflessione di che cosa
sia (o meglio, chi sia) l’embrione. Fin dal concepimento,
cioè dalla fecondazione della cellula uovo con uno spermatozoo,
succede qualcosa di unico e straordinario: la cellula uovo si rende
“impermeabile” ad altri spermatozoi, e tutto quello
che c’è dentro di essa da quel momento (un patrimonio
genetico unico, fatto dalla combinazione di quello dei due genitori)
basterà ad assicurare lo sviluppo di questo nuovo essere
umano senza più bisogno di interventi esterni successivi.
Tale sviluppo avviene con caratteristiche di coordinazione, gradualità,
e continuità, per arrivare nove mesi più tardi alla
nascita di un bambino. Per questo l’embrione (come del resto
anche lo zigote, e l’ootide, cioè gli stadi immediatamente
successivi alla fecondazione) è da considerare a tutti gli
effetti un essere umano, e, pertanto, persona, uno di noi. Come
ha scritto Jacques Testart, il padre della fecondazione artificiale
in Francia, che si è ormai "convertito" a suo accanito
oppositore, la fecondazione artificiale ha profondamente cambiato
il modo di considerare l’embrione, perché lo ha reso
visibile, lo ha esposto. Lo scienziato o il tecnico che si trova
“in mano” l’embrione, che lo guarda con l’occhio
suo e al microscopio, non può non essere tentato a cambiare
atteggiamento verso di lui, sentendolo come un oggetto di studio,
di selezione, un qualcosa a disposizione su cui è facile
intervenire.
Si è arrivati al cuore della settimana con le relazioni del
prof. Carlo Bellieni, neonatologo, e dell’ On. Carlo Casini,
magistrato, presidente del MPV italiano, che ci hanno dettagliatamente
spiegato i limiti, le problematiche e i rischi della fecondazione
artificiale, ma, allo stesso tempo, hanno ribadito entrambi la necessità
di difendere con ogni mezzo in questo particolare momento storico
la legge 40 recentemente emanata, in quanto comunque regolamenta
e disciplina un campo in cui fino a neanche un anno fa regnava il
cosiddetto “far west”, in cui tutto era lecito. Ascoltando
le loro interessantissime conferenze ci siamo resi conto di quanto
l’informazione sui mass media a proposito di fecondazione
artificiale sia distorta, e contenga omissioni imperdonabili o vere
e proprie menzogne strumentali. Alle conferenze del prof. Bellieni
e del prof. Casini è dedicato uno spazio a parte in questa
stessa pagina.
Particolarmente utili sono stati i momenti serali in cui i giovani
si cimentavano con “prove pratiche” di discussione,
affrontando in prima persona un uditorio “ostile” che
cercava di mettere in crisi chi parlava con argomentazioni contrarie,
o dovendo portare esperienze personali per avvalorare le proprie
idee.
I giovani che hanno partecipato oltre ad essersi divertiti e ad
aver conosciuto molti altri ragazzi e ragazze sono tornati a casa
sicuramente motivati e con strumenti più adeguati per diffondere
nel proprio ambiente la cultura della vita, che oggi rischia di
venire soffocata dagli interessi ed egoismi di una società
interessata molto più al benessere e alla libertà
indiscriminata che a coloro che sono stati definiti “i più
poveri tra i poveri, i più deboli tra i deboli”, ovvero
gli esseri umani nelle prime fasi della vita. Occorre mobilitarsi
e fare ognuno la propria parte, in primo luogo informarsi adeguatamente
e poi diffondere, ciascuno con i propri mezzi e nel proprio ambiente,
il rispetto della vita nascente, che è prima di tutto riconoscimento
e rispetto della dignità dell’uomo. Noi che siamo stati
a Sappada siamo pronti! Vedi nello spazio apposito cosa puoi fare
anche tu.
Prof. Bellieni: La bellezza
del mondo prenatale e i rischi di nascere in provetta
Il prof. Bellieni ci ha aperto alla
conoscenza del mondo del feto, da lui particolarmente studiato con
rigore scientifico testimoniato da molte sue pubblicazioni su prestigiose
riviste internazionali. Ci ha raccontato di come già dalla
18° settimana di gravidanza sia stato dimostrato scientificamente
che il nascituro è in grado di provare dolore e che altre
caratteristiche del feto sono la memoria, la capacità di
sognare, il desiderio di compagnia, l’olfatto e l’udito
(a tale proposito, vedi la sua opera L’alba dell’ ”io”,
pubblicato dalla Società Editrice Fiorentina). Bellieni ha
poi messo in evidenza come nella società di oggi non sia
prevista alcuna tutela del feto (ad esempio è difficile che
una donna venga sanzionata in Italia se fuma o assume alcool o droga
in gravidanza, mentre rischia che le venga sottratta –giustamente-
la tutela legale del figlio se dovesse dargli superalcolici o droghe,
quando paradossalmente si causano danni molto minori al figlio rispetto
al caso precedente). Non solo, l’illustre neonatologo ha sparato
a zero sulla pratica dell’amniocentesi, che viene proposta
(o quasi imposta, bisognerebbe dire) dai ginecologi sempre più
frequentemente, e il cui tasso di abortività è dello
0,6% (Journal of Obstetrics and Gynecology, 2004): basta fare i
calcoli per scoprire che in Italia muoiono da 500 a 1000 bambini
molto probabilmente sani ogni anno, ovvero circa 2 bambini ogni
giorno, come "effetto collaterale" dell’amniocentesi).
Perciò non ha senso eseguire l’amniocentesi “per
stare tranquilli” (anche perché è in grado di
diagnosticare solo una esigua minoranza di malformazioni ) mentre
potrebbe avere un senso solo ed esclusivamente in un’ottica
abortista, cioè se i genitori, in caso di positività,
vogliono abortire. Questo dell’amniocentesi è l’esempio
ideale per capire come la disinformazione regni (quante donne si
sottopongono a tale pratica convinte da qualcuno che si debba fare
o addirittura senza porsi il problema di scegliere, e sottopongono
a un rischi inutile il nascituro), e come oggi prevalga nella società
l’”etica” della paura, che tende a far vivere
tutto (in primis la gravidanza) con paura, per cui ogni azione è
determinata dalla necessità di stare tranquilli, e non si
affronta più niente con serenità, ma si tende a fuggire
da tutto. Dove c’è la paura non si ragiona più
(ricordate la famosa stanza di “1984” di Orwell?) e
non c’è più la libertà delle scelte.
Parlando più direttamente della fecondazione artificiale,
il prof. Bellieni ha evidenziato come: 1) tale tecnica abbia una
percentuale di successo molto bassa pari al 10-25% a seconda di
come si calcoli l’efficacia; 2) sottoponga le donne a stress
psicologici e fisici (per l’iperstimolazione ovarica) notevoli
e in qualche caso dannosi; 3) la tecnica non sia mai stata sperimentata
adeguatamente su animali; 4) i bambini nati da fecondazione artificiale
abbiano un rischio doppio, rispetto ai nati naturalmente, di presentare
malformazioni e una probabilità fino a 3 volte tanto di malformazioni
cerebrali. Quest’ultimo aspetto è stato scoperto recentemente
(vedi i lavori di Hansen su New England Journal of Medecine, e di
Stromeberg, su The Lancet, entrambi del 2002), e fa comprendere
con quanta superficialità si giochi a volte con la vita umana.
Ma c’è di più: la diagnosi preimpianto, tanto
pubblicizzata dai mass media come mezzo per garantire la nascita
di un figlio sano (chi non lo vorrebbe?) non solo non garantisce
assolutamente niente, in quanto è in grado di identificare
un numero irrisorio di malattie rispetto a tutte le possibili, ma
in molti casi (ancora non ci sono dati precisi) produce la morte
dell’embrione. Anche quando ciò non avvenisse, si realizza
prelevando una cellula (tramite ago) a un organismo che ne contiene
6-8 cellule: cosa sarà mai di questo essere che si ritrova
in uno stadio così precoce ferito e privato di una cellula?
Nessuno lo può dire, perché non ci sono dati scientifici
a proposito, eppure tale pratica in molti Stati si esegue e c’è
chi vorrebbe autorizzarla anche in Italia.
E cosa dire della ICSI, la nuova frontiera, la “più
artificiale” delle tecniche di fecondazione, che consiste
nell’iniettare tutto uno spermatozoo all’interno della
cellula uovo (mentre in natura solo il nucleo entra) che si sta
dimostrando aumentare il rischio di sindromi genetiche rare? Ci
piacerebbe concludere qui, ma purtroppo si devono segnalare anche
gli effetti psicologici ormai noti nei nati da fecondazione artificiale:
la “sindrome del sopravvissuto”, simile a quella osservata
e studiata nei superstiti da campo di concentramento: il bambino,
quando scopre le modalità della sua fecondazione, può
sentirsi onnipotente (“io ce l’ho fatta perché
ero il più forte”) o portarsi dietro un forte senso
di colpa, pensando ai “fratellini” che sono morti (o
congelati). In entrambi i casi il comportamento del bambino sarà
condizionato fortemente da queste problematiche di ordine psicologico.
In conclusione il prof. Bellieni ci ha messo in guardia dalle menzogne
dei mass media e dalla mentalità corrente che ci vorrebbe
far vivere una vita in cui le scelte sono determinate dalla paura.
Ci ha invece esortati ad affrontare la realtà senza condizionamenti
e paura, ma con la ragione e ricercando la verità nelle cose.
Occorre convincere le persone che non la pensano come noi, ci ha
detto, non solo con gli argomenti, ma con noi stessi, con quello
che facciamo, con quello che siamo.
On. Casini:
la legge 40 è la linea del Piave
Per farci comprendere perchè
sia giusto difendere la legge 40 entrata in vigore lo scorso marzo
2004, il presidente del MPV ci ha ricordato come era il cosiddetto
“far west” in vigore fino a quel momento: gli embrioni
si producevano e distruggevano in grossa quantità, venivano
congelati, selezionati, si poteva sperimentare su di essi e veniva
eseguita la cosiddetta “riduzione fetale”. Le ovaie
della donna venivano isperstimolate fino alla poroduzione di un
alto numero di ovociti in un solo ciclo (10-12, invece che 1 come
avviene fisiologicamente), e venivano prodotti molti embrioni, che
poi venivano selezionati (i migliori embrioni erano definiti di
serie A, poi B, C e D) e congelati. Oltre ai rischi per la donna
di un’iperstimolazione intensa, la pratica della produzione
di embrioni sovrannumerari e del loro congelamento poneva grossi
problemi etici. Innanzitutto molte vite umane venivano perse per
i limiti della tecnica stessa, molti embrioni (30-50%) morivano
dopo lo scongelamento, e nessuno sa fino ad oggi che effetti a lungo
termine, anche dopo la nascita, un congelamento magari anche protratto
per mesi o anni possa produrre su un embrione in seguito cresciuto
e divenuto bambino. L’abbondanza di embrioni prodotti induceva
a impiantarne nella donna un numero elevato, per ottenere maggiorni
possibilità di successo, ma ciò poteva causare gravidanze
gemellari. Allora subentrava la possibilità della “riduzione
fetale”, che non era altro che l’uccisione dei feti
non desiderati mediante iniezione diretta sotto guida ecografica
di cloruro di potassio nel cuore del feto da eliminare. Chi veniva
soppresso? Il feto (o i feti, a seconda del numero e del desiderio
della madre) che si trovavano in quel momento più vicini
alla parete addominale e quindi più facilmente raggiungibili
dall’ago della siringa con il farmaco mortale.
Inoltre era possibile ricorrere, almeno nelle cliniche private,
alla fecondazione eterologa. Facciamo un esempio: se Paolo e Paola,
sterili, volevano un figlio, poteva essere possibile prelevare da
Paola una cellula uovo, fecondarla con lo sperma di Y (donatore
sconosciuto) e impiantarla nell’utero di una "donatrice",
che chiamiamo Maria. Ora il bambino che nascerà da Maria
sarà figlio di chi?
Di fronte a questo scenario, la legge 40 è stata concepita
(è il caso di dirlo) con i seguenti principi: regolamentare
la materia; dare ad ogni concepito una speranza di vita; assicurare
a ogni bambino madre e padre conosciuti. Inoltre un altro principio
della legge è che, in caso di conflitti di interesse tra
concepito e quello di un adulto (per esempio della madre) si privilegia
l’interesse del più debole, cioè del nascituro
(esattamente come si difende ad esempio l’interesse dei bambini
in caso di processi di affidamento). Da questi principi derivano
i famosi “divieti” che hanno fatto bollare la legge
come oscurantista, medievale, cattolica: il divieto di produrre
più di tre embrioni, di congelarli (con l’obbligo invece
di impiantarli tutti), di fecondazione eterologa, di riuduzione
fetale, di sperimentazione. L’intenzione del legislatore di
tutelare il soggetto più debole si deduce già dal
primo articolo, che dice che “la legge assicura i diritti
di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito”. Proprio
l’abrogazione dell’articolo 1 è uno dei 5 quesiti
referendari che sono stati presentati. Gli altri sono: l’abrogazione
totale della legge (in pratica il ritorno al far west precedente),
l’abrogazione delle norme sulla sperimentazione e sulla diagnosi
pre impianto, delle norme che vietano la fecondazione eterologa,
cioè esterna alla coppia, e infine la crioconservazione e
il numero di 3 embrioni come numero massimo lecito.
I mass media negli ultimi mesi hanno diffuso molte bugie, una su
tutte a titolo di esempio, che la donna sarebbe obbligata per legge
a farsi impiantare embrioni malati. La legge vieta la diagnosi genetica
pre impianto, in quanto è una pratica che mette in serio
rischio la vita del concepito, non garantisce in tutti i casi una
diagnosi sicura, e apre la strada alla selezione eugenetica. Per
la legge 40 non si possono conoscere prima dell’impianto le
caratteristiche genetiche degli embrioni (e quindi anche se portatori
di eventuali sindromi genetiche), come del resto avviene nella fecondazione
naturale. Inoltre pur essendo vietata la diagnosi genetica è
permessa dalle linee guida uscite successivamente alla legge la
diagnosi osservazionale: se si nota che un embrione non è
vitale o presenta gravi anomalie di sviluppo non lo si va a impiantare
alla donna (che sarebbe quasi una sorta di accanimento terapeutico).
L’intervento dell’On. Casini si è poi concentrato
al cuore del problema, il concepito. Una volta i filosofi sentivano
il bisogno di dover dimostrare l’esistenza di Dio (basti pensare
alle 5 prove di san Tommaso), ora, dice Casini, bisogna invece dimostrare
l’esistenza dell’uomo, del fatto che l’embrione
sia una vita umana e una persona. Esistono tutta una serie di prove
(5 anche in questo caso): biologica, giuridica, psicologica, quella
dovuta a inconsistenza di argomenti contrari e alla testimonianza
di argomenti a favore, che portano a dire che davvero la vita umana
comincia al momento del concepimento e che ogni tentativo di porre
un limite differente sia arbitrario, ascientifico e convenzionale.
Su queste "prove" uscirà prossimamente una sua
pubblicazione.
Cosa puoi fare tu?
Tutti hanno la possibilità di fare qualcosa per difendere
la vita, in particolare in questo periodo di pochi mesi che precede
i quasi certi referendum abrogativi sulla legge 40. Occorre innanzitutto
informarsi correttamente e diffondere le informazioni corrette.
Il modo più semplice per tenersi informati e diffondere la
cultura della vita è abbonarsi e fare abbonare al mensile
del Movimento per la Vita “Sì alla vita” (al
costo annuale di 16 euro): per informazioni e abbonamenti telefonare
al n. 0686321901; fax: 0686322953; e mail: siallavita@mpv.org;
versamenti da effettuare su c.c.p. n. 71056006, intestato a Giorgio
La Pira, soc. Coop ar.l., Via Cattaro 28, 00198 Roma.
Esistono libri scritti sull’argomento che possono aiutare:
- “La legge sulla fecondazione artificiale un primo passo
nella giusta direzione”, di Carlo Casini, Ed Cantagalli, Siena,
2004; (divulgativo)
- “La legge 19 febbraio 2004, n. 40 norme in materia di procreazione
medicalmente assistita, commentario”, di Carlo Casini, Marina
Casini, Maria Luisa Di Pietro, Giappicchelli Editore, Torino, 2004;
(di taglio prettamente giuridico)
- “L’alba dell’io” di Carlo Valerio Bellieni,
Società Editrice Fiorentina, 2004 (descrive in maniera semplice
il mondo prenatale).
Esistono siti su internet da cui si può ottenere un’informazione
corretta e scaricare molto materiale, tra cui la legge stessa:
- www.mpv.org
- www.genova.mpv.org
- www.fecondazioneartificiale.info
- www.difenderelavita.net
- www.stranocristiano.it
Saranno organizzati incontri sul tema. Segui sul nostro sito i prossimi
appuntamenti!
- Contattaci: siamo a disposizione per incontri, chiarimenti, dibattiti,
anche con gruppi. Scrivi a: genova@mpv.org
Michele Torre
www.genova.mpv.org
ultimo aggiornamento 11 Gen. 2005
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