Sorpresa dai liberal USA: "E' male uccidere un feto"

Il New York Times mostra che l'aria è cambiata rispetto agli anni '70: "Il numero ideale di aborti? Zero". Una svolta clamorosa. Ma la cultura della vita deve ancora farsi strada. Perchè il New York Times non fa grande distinzione tra astinenza e contraccezione e pillola del giorno dopo.

«È l'ora che il movimento abortista dichiari guerra all'aborto». Non solo un bello slogan, ma soprattutto una bella sorpresa la posizione del New York Times , quotidiano di riferimento dei liberal statunitensi, in un articolo dello scorso 22 gennaio. Un'uscita scomoda perché ha il coraggio di aggredire fino in fondo il problema. «It's bad to kill a fetus». «È male uccidere un feto». Finalmente si ha il coraggio di dirlo con chiarezza e di partire da questa comune ammissione per discutere proposte condivisibili da tutti. Dai difensori della "libertà di scelta" – «così terrorizzati dalla morale da non chiamare per nome la procedura di cui stiamo parlando» – e dai difensori della "vita" – «così terrorizzati dalla libertà da non essere fiduciosi che le donne facciano la scelta giusta». Per decenni, scrive il New York Times , «i sostenitori del diritto all'aborto hanno cercato di cambiare l'argomento della discussione. Il problema, dicevano, era chiarire a chi spettasse la decisione di abortire, e non la decisione in sé». Su questo piano, in passato hanno vinto. Tuttavia «non hanno mai affrontato la questione della moralità dell'aborto». Negli ultimi anni il presidente George W. Bush ha incentrato il dibattito sulla cultura della vita. «Quando si discute del "cosa" e non del "chi" vincono i sostenitori della vita». «Se ne deduce che non si può eliminare la questione morale semplicemente ignorandola. Per eliminarla bisogna prima concordare sul fatto che l'aborto è un male e che il numero ideale di aborti è zero». E non è un concordare da poco. Chiarito il punto di partenza, il dibattito dovrà spostarsi sulle diverse strategie per centrare l'identico obiettivo. Un politico liberal, è il suggerimento, potrebbe metterla in questi termini: «Sia io che i miei avversari siamo a favore della vita. Vogliamo evitare più aborti possibile. La differenza è che io ho fiducia nel fatto che le donne collaborino con me, il mio avversario no». «Sentito mai qualcosa del genere da John Kerry?». E se non l'ha sentito il New York Times ...

Di proposte ne esistono già molte. Il quotidiano le sintetizza un po' in fretta: «Astinenza per chi può praticarla, contraccezione per tutti gli altri». Sul versante della prevenzione resta qualche ambiguità: nell'elenco finiscono sullo stesso piano finanziamenti a programmi di pianificazione familiare, incentivi alle assicurazioni sanitarie, educazione degli adolescenti sulla sessualità, il controllo delle nascite e l'astinenza e un intervento che preventivo non è quale l'accesso alla pillola del giorno dopo. Conta qualcosa, però, la considerazione di fondo che tra tutte queste proposte «manca un chiaro messaggio anti-aborto che le unisca». Un anno fa, ricorda il giornale, la stessa Hillary Clinton, senatrice dei democratici, ribadì che l'aborto «rappresenta una scelta triste, persino tragica, per moltissime donne». In verità, sostiene il New York Times , non disse abbastanza.


Avvenire
2 febbraio 2006

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9 febbraio 2006

 

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