Referendum fecondazione artificiale: la grande dignità del non voto
La posta in gioco nei referendum sulla fecondazione artificiale è alta. L'astensione, comportamento lecito al pari del voto, nel caso di referendum, è la risposta più opportuna per la prima sfida sulla vita del XXI secolo
Com'è noto, altissima è la posta in gioco nel referendum sulla fecondazione artificiale. Essa riguarda infatti la delicatissima filigrana del rapporto genitori-figli; il concetto di persona umana e di famiglia; il significato del generare umano; il diritto dell'embrione alla vita, alla famiglia, all'identità (cioè a sapere di chi è figlio); ecc.
Proprio a partire da questa premessa e soprattutto pensando al modo più efficace per difendere la legge 40 – che, pur non esprimendo il nostro convincimento, rappresenta un primo passo nella tutela di quei diritti – la scelta del “non voto attivo” si profila sempre più come lo strumento maggiormente adeguato per tenere più alta possibile la garanzia della loro tutela.
In primo luogo perché il tema in questione è troppo importante, delicato e complesso per consentire la sua banalizzazione sottoponendolo a referendum. Faccio notare che il non andare a votare è una delle tre possibilità previste dalla disciplina referendaria, per cui è un comportamento pienamente legittimo. E che parecchi referendum in Italia sono franati per mancanza del quorum, cioè del numero di voti necessari per la validità del referendum stesso. E l'invito a disertare le urne è venuto anche da realtà sindacali (come la CGIL) e da partiti (come i D.S.), in occasione del referendum sull'art. 18 dello Statuto dei lavoratori.
In secondo luogo, va nettamente distinta la chiamata alle urne, per legge , allo scopo di eleggere i componenti dei Parlamenti o dei Consigli comunali, provinciali o regionali, atto questo doveroso, essendo in gioco la democrazia; dalla chiamata alle urne, su richiesta di un certo numero di cittadini sottoscrittori dei referendum , per sostituirsi al Parlamento nella cancellazione di alcune norme d legge, per di più di forte spessore umano e sociale. Il non recarsi a votare , in questo secondo caso, rappresenta una forte considerazione per il valore della vita umana oltrechè una conferma della delega affidata ai parlamentari.
In terzo luogo, appare davvero “strategicamente” obbligatoria la scelta di disertare le urne poiché, com'è accaduto nel referendum sull'aborto (1981), anche in questo caso si profila una battaglia impari di “Davide contro Golia”. Infatti le ragioni umane del diritto alla vita del concepito non godono, di fronte ai grandi mezzi di comunicazione ed in generale di fronte alla cultura dominante, di quella eguaglianza di trattamento, che invece loro spetterebbe; per cui non sono in grado di raggiungere l'opinione pubblica con la stessa efficacia di cui dispone il fronte a loro contrario.
Né va sottaciuto il fatto che, qualora la consultazione referendaria raggiungesse il quorum necessario per la sua validità, ai comitati promotori spetterebbe “un rimborso pari alla somma risultante dalla moltiplicazione di lire mille per ogni firma valida fino alla concorrenza della cifra minima necessaria per la validità della richiesta e fino ad un limite massimo pari complessivamente a lire 5 miliardi annue…” (art. 1 legge 3 giugno 1999, n. 157).
Aggiungo, in conclusione, una riflessione che mi pare fondamentale. Sono circa 24 mila gli embrioni “costruiti” in soprannumero ed a tutt'oggi congelati. Soli. Essi sono il risultato della “giungla procreatica” che esisteva prima della legge 40, legge che oggi si vuole cancellare nelle sue parti più significative. Se si raggiungesse il numero di votanti capace di rendere valido il referendum, è pacifico – visto lo sbilanciamento delle forze in campo – che sarà pesantemente prevalente il fronte dei “sì”, cioè di chi vuole l'anzidetta cancellazione. Ciò significherebbe ritornare a quella “giungla”, con tutto ciò che essa ha significato: il trattare l'embrione come materia manipolabile e quindi come oggetto.
Anche chi, in buona fede, va alle urne per votare “no” alla cancellazione della legge, è bene che conosca le responsabilità che si assume.
Pino Morandini
Vice-presidente MPV
2 Maggio
2005
www.genova.mpv.org
4 Maggio 2005
|