Per Terri Schiavo, neanche il riposo è in pace
Anche le date e le scritte sulla tomba di Terri, cremata dal marito contro la volontà dei genitori, sono un segno della cultura della morte che ha ispirato il comportamento del marito
E l'autopsia ha mostrato che Terri era cerebralmente danneggiata, ma non cerebralmente morta. Del resto, tutti la ricordiamo sorridere e reagire agli stimoli. E se fosse stata curata...
Roma. “Sento che la mia sete si avvicina”, scriveva Villon nel suo “Testamento”. A Terri Schiavo, disidratata, non era concesso tanto. Alla fine è stata cremata, nonostante i genitori volessero seppellirla con rito cattolico. Bob e Mary Schindler avevano chiesto, umiliati, a Michael Schiavo di portare i resti della figlia in Pennsylvania, dove era nata e cresciuta. Lunedì l'avvocato di Schiavo trasmette loro un fax per informarli che ha deciso di seppellirla in Florida, al Sylvan Abbey Memorial Park di Clearwater, a pochi chilometri da casa sua. Non li ha nemmeno avvertiti, quei genitori, che c'era il funerale della figlia, ha fatto tutto segretamente, in fretta, di nascosto. La legge stava dalla sua parte. La tomba di Terri si trova accanto a un laghetto, in perfetto stile protestante, sobria e serena come quella di Robert Frost. Niente cognome Schindler, solo Schiavo. Ma soprattutto sulla lapide, sotto il suo nome, questo marito che l'ha voluta morta ha fatto incidere ben tre date: nascita (3 dicembre 1963), coma (25 febbraio del 1990) e giorno in cui se ne è andata, “in pace” (31 marzo del 2005), cieca. Poi ha aggiunto una frase: “Ho mantenuto la mia promessa”. E sopra la scritta ha fatto disegnare una colomba con in bocca un ramo d'ulivo. “Quella scritta è una mazzata crudele e gratuita ai genitori di Terri”, dice al Foglio Wesley Smith, firma di Weekly Standard, avvocato dell'International Task Force on Euthanasia e tra i bioeticisti più agguerriti sul caso Schiavo “Non dobbiamo sorprenderci, Michael ha sempre considerato Terri di sua proprietà. Finché era viva, per lui i soldi restavano in banca. Per questo le ha negato persino gli antibiotici. Spesso diceva: ‘Quando morirà'. O chiedeva: ‘Non è ancora morta?'. L'aveva trasferita in un ospizio che non poteva accudirla”. Randall Terry, icona dei pro-life, ha annunciato che correrà per il Senato per riuscire a varare una politica che impedisca di mettere a morte un altro disabile.
I risultati dell'autopsia
I genitori di Terri hanno scritto un report di commento all'autopsia e in risposta alle falsità che hanno segnato la messa a morte della figlia. Secondo Smith ci sono le verità taciute dai media. “Non c'era assolutamente alcuna evidenza che Terri desiderasse morire per disidratazione o che pensasse che la disabilità di una persona possa fornire a qualcuno il diritto morale e legale di porre fine alla vita di un altro”. L'autopsia ha stabilito che è stata la disidratazione, non il danno cerebrale, a causarne la morte. “Abbiamo perso la nostra compassione per i disabili”. E' emerso anche che Terri aveva un cuore molto resistente. A un genitore basta per dimostrarne la “voglia di vivere”. Non a un marito. Terri non era terminale e i medici che hanno condotto l'autopsia hanno stabilito che avrebbe potuto continuare a vivere almeno altri dieci anni in quella condizione. Era cerebralmente danneggiata, ma “questo non significa che fosse cerebralmente morta. Molti sembrano non cogliere questa distinzione assoluta”. L'autopsia ha escluso che fosse stata la bulimia e il collasso cardiaco a causarne la disabilità. Michael Schiavo aveva detto al Larry King Show che Terri era collassata alle 4.30 del mattino. Il 991 lo ha chiamato alle 5.40 e l'ambulanza è arrivata alle 5.52. E' su questi settanta minuti che il governatore della Florida, Jeb Bush, ha promesso di aprire un'inchiesta. Checché ne dica il New York Times di ieri, che attacca la decisione del governatore di proseguire le indagini, definendola “crudele”. Dall'autopsia si è capito che l'incapacità di Terri di deglutire era dovuta all'atrofia muscolare. Il marito le aveva negato tutti i programmi di terapia, per oltre dodici anni. “Non sapremo mai se la terapia l'avrebbe aiutata”.
Scrive la madre: “Ci riconosceva, reagiva in modo diverso nel vedere me e mio marito. Ma l'autopsia afferma che dopo la disidratazione Terri era cieca al momento della sua morte”. La aiutavano con della morfina. “E' contraddittorio se Terri non sentiva dolore, come dicono in molti”. Conclude Smith: “La sua vita aveva un valore simbolico maggiore di qualunque altra. Ha mostrato la natura discriminatoria del pensiero bioetico e il fallimento del diritto. Se Michael Schiavo avesse disidratato un cavallo sarebbe finito in galera. Con un essere umano è stato legale”. In un video, realizzato da Mary Schindler, si vede un medico che si avvicina a Terry, e le dice: “Per favore apri gli occhi”. All'inizio niente, poi inizia a sbatterli, infine li apre. In un altro si vede la madre: “Cara come stai?”. Lei si guarda intorno, la vede e sorride. Quando morì, a quarantadue anni, il 31 marzo scorso, scrivemmo che qualcuno si era distratto. In realtà sembra sia stato tutto preparato da gente molto poco distratta. Giulio Meotti
da Il Foglio
24 giugno
2005
www.genova.mpv.org
25 Giugno 2005
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