I risvegliati del dottor Sacks

"Inerti assoluti", vivono per anni in un mondo loro. Che non è detto sia peggio del nostro. Poi capita che si risveglino. E sono contenti. Sicuramente più di molti di noi. E perchè mai dovremmo ucciderli? E perchè dobbiamo uccidere Terri Schiavo?

Un giorno James Joyce parlò agli amici di sua figlia in catalessi, lo sguardo perso come quello di Terri Schiavo: “Mi chiedo che cosa accadrà quando e se finalmente ritrarrà lo sguardo dalle corrusche fantasticherie della sua chiaroveggenza e lo volgerà su quel viso pesto di fiaccheraio che è il mondo”. Il neurologo Oliver Sacks usa Joyce per descrivere lo sguardo dei suoi risvegliati, gli “inerti assoluti” tornati alla vita dopo anni passati nella “luce di piombo” del “Malone meurt” di Samuel Beckett. L'encefalite letargica comparve nel 1916, i medici tirarono in ballo delirio, schizofrenia, parkinsonismo, sclerosi, rabbia addirittura. Nel 1966 il giovane Sacks raccolse molti di questi disperati in letargo in un reparto del Mount Carmel Hospital, vicino a New York. Dedicò loro un libro, “Risvegli”, pubblicato in Italia da Adelphi e da cui è stato tratto il celebre film con Robert De Niro. Ha ancora molto da dire sul caso Schiavo e il ritorno alla vita quando tutto sembra perso, irreversibile. “Alcuni avevano raggiunto uno stato di gelida assenza di speranza che era prossimo alla serenità”.

Una via al risveglio fu offerta dalla Dopa, il farmaco miracoloso: “Stavo partendo, con i miei pazienti, per un mare inesplorato”. La forza per stare accanto a quei murati vivi Sacks la trasse da una visione pessimista della medicina, realista. Parla di “metafisica svilita”: “Noi razionalizziamo, dissimuliamo, fingiamo: fingiamo che la medicina moderna sia una scienza razionale, tutta fatti, buon senso e limpidezza. E' una chimera che prende il posto della realtà, le illusioni del vitalismo e del materialismo, l'idea che la ‘salute', il ‘benessere' e la ‘felicità' possano essere ridotti a certi fattori.

La salute, così concepita, viene ridotta a un livello, a qualcosa che può essere titolatoo di cui si può meccanicamente ‘fare il pieno'. E' una riduzione fraudolenta, quei pazienti che anelano a stare bene a ogni costo, pronti a credere a qualsiasi cosa in cambio di un rinvio della condanna, di un salvataggio, di una rigenerazione, di una redenzione. E quanto più grande è la loro disperazione, tanto più sono creduli, vittime predestinate dei ciarlatani e degli entusiasmi”. Il neurologo Eliott Valenstein, in “Great and desperate cure” ha redatto un resoconto impressionante della macelleria medica nella prima metà del Novecento, di una serie di devastanti interventi chirurgici per curare malati mentali (avulsione di tutti i denti e asportazione dell'utero e dell'intestino) con l'uso estensivo della lobotomia frontale, che ha valso un Nobel al medico portoghese Edgar Moniz.

Vulcani spenti I pazienti di Sacks, affetti dalla “malattia del sonno”, trascorrevano le giornate seduti, immobili e silenziosi, privi di energia e di slancio, iniziativa e motivazioni, senza appetiti, affetti o desideri o pulsioni, “percepivano ciò che accadeva attorno a loro con profonda indifferenza”. Un collega di Sacks li definì “vulcani spenti”. Alla signorina D. avevano dato di tutto, “qualsiasi farmaco coadiuvante e bloccante che l'ingegnosità medica potesse suggerire”. Alla fine, stremata, D. disse “basta! Mi avete scaraventato addosso l'intera farmacia”. La signorina R. delirava durante l'assunzione della Dopa: “Sto morendo, lo so, lo so, lo so”. Sacks non perse mai la speranza, nemmeno quando il signor P. gli chiese la “pillola dell'eutanasia, o come si chiama. Ho bisogno di quella pillola dal giorno che sono nato”. La maggior parte di loro si è salvata dall'atroce limbo della malattia. Hester Y. è rientrata, con passione e gratitudine, nel mondo. Ha festeggiato tredici compleanni: “Non vedo perché non debba continuare così per il resto della sua vita” ha detto Sacks. Margaret A. morì poco dopo aver ripreso coscienza, “dopo mesi di malattia e sofferenza sopportate con serena e ammirevole rassegnazione”. Chiese il Requiem di Mozart prima di spirare, Robert O., un salmo dal rabbino. Miriam V. ebbe varie polmoniti, curate tutte con la penicillina. “Finché la Natura fece il suo corso”. E' guarita anche Gertie C.: “Sono sette anni, ormai, che non vedo più il mio innamorato fantasma”.

Guai a parlare di eutanasia a Sacks: “La scelta non ci riguarda”. Ida T. fu colpita da un tumore maligno, perse 40 kg, “pareva una grande balena morente”. Sacks le parlò un paio di giorni prima di morire. “Ringrazio Dio per la Dopa, gli ultimi anni sono stati i migliori”. Aaron E. “morì tranquillo, al principio del 1977”. Insalvabile Leonard L.: “Siamo al capolinea. Non c'è altro che lei possa fare di me. Voglio rimanere me stesso, lei si tenga pure la sua Dopa. Non ho rimpianti, è semplicemente il fato. Sto cadendo a pezzi, sto morendo, sono quasi morto, e voi ora venite a resuscitarmi con la Dopa! E' un miracolo ributtante”.

Trascorsero sessant'anni in ospedale, “ancora capaci di apprezzare così appieno la vita”. Lillian T. ha persino recitato accanto a De Niro. Ridevano, felici in un modo tutto loro.Anche Terri Schiavo ride, molto di più di certe facce che si vedono in giro.

Giulio Meotti
da Il Foglio
24 Mar. 2005

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26 Mar . 2005

 

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