Generare l'uomo perfetto, la qualità umana ridotta a mercato
Il miglioramento genetico è già oggetto di studio. Si tratta, quindi, di garantire ai nascituri caratteristiche desiderabili: «Con la conseguente creazione di un mercato della qualità umana. E a quel punto - dice Roccella - il soggetto di diritti e libertà non è più il cittadino ma il consumatore. L'uomo è ridotto a prodotto».
E viene a cadere l'idea di maternità come accettazione incondizionata, concetto devastato dall'introduzione di un principio di qualità, dalla pretesa di scegliere e decidere chi abbia diritto a nascere e chi no, chi abbia diritto a procreare e chi non lo abbia.
Ma chi lo vuole un uomo perfetto? Se l'imperfezione vuol dire unicità, se il difetto è ciò che garantisce la differenza, se lo scarto dalla norma dà vita alla molteplicità delle attitudini, alla variazione infinita delle abilità, allora ben venga. «Che cos'è la creatività se non un'eccezione della norma?»: si apre con un elogio dell'imperfezione l'intervento di Eugenia Roccella, giornalista e scrittrice, all'incontro "Generare un uomo perfetto" che la vedeva sul palco insieme a Roberto Colombo, direttore del laboratorio di Biologia molecolare e Genetica Umana dell'Università Cattolica di Milano, e Marco Bregni, direttore dell'unità di Ricerca strategica e Terapia sperimentale in Oncologia dell'ospedale milanese San Raffaele.
«In genere chi si sottopone alla diagnosi preimpianto o a quella prenatale lo fa pensando che non è un peccato volere un figlio sano. Ma cosa succederà - chiede Roccella - quando si potrà spingersi oltre? Il miglioramento genetico è già oggetto di studio, il che vuol dire che si prevede di intervenire, in futuro, anche sui tratti umani non patologici». Si tratta, quindi, di garantire ai nascituri caratteristiche desiderabili: «Con la conseguente creazione di un mercato della qualità umana. E a quel punto - dice Roccella - il soggetto di diritti e libertà non è più il cittadino ma il consumatore. L'uomo è ridotto a prodotto». E viene a cadere l'idea di maternità come accettazione incondizionata, concetto devastato dall'introduzione di un principio di qualità, dalla pretesa di scegliere e decidere chi abbia diritto a nascere e chi no, chi abbia diritto a procreare e chi non lo abbia. «E una volta ottenuto un figlio perfetto - domanda la giornalista - cosa succede se fallisce nella vita, se si ammala, se non è un vincente? I genitori come potranno essere preparati ad affrontare tutto questo?». Perché, come diceva Paul Claudel, «la vita di gioia e di dolore in parti uguali è fatta»: la frase è citata da Roberto Colombo che racconta la sua esperienza di sacerdote e ricercatore specializzato nelle malattie ereditarie e per questo spesso a contatto con i genitori di bambini che presentano difetti congeniti. «Le malattie genetiche non si guariscono e, quindi, perché occuparsi di questi pazienti? La risposta me l'ha data una mamma, a cui avevo appena spiegato quale fosse la malattia rarissima e incurabile che condannava la sua bambina. Adesso so che cosa farà soffrire mia figlia per tutta la vita, mi ha detto quella donna, e forse Dio me l'ha data proprio perché impari ad amarla sempre di più».
Amore e sofferenza sono stati anche il filo conduttore di un altro incontro del Meeting, "Chi è l'uomo perché io lo curi?": hanno raccontato le loro esperienze Pierre Mertens, psicoterapeuta e presidente dell'associazione internazionale Spina bifida e Idrocefalo, e Mario Melazzini, oncologo. Mertens ha affidato alla forza evocativa delle immagini la storia della figlia, nata con la spina bifida: il medico che l'ha messa al mondo, dal mondo avrebbe voluto subito che scomparisse. «Per il nostro bene, diceva, per quello degli altri bambini e per Lisje stessa. Prima che riuscissimo ad avere le informazioni corrette sulla malattia - racconta - sono passati mesi, e il conseguente ritardo nell'inizio delle cure. Lei, finché è vissuta, è stata la bambina più felice della mia famiglia». La qualità della vita di un disabile ha gli stessi indicatori di chi è sano: «Avere un buon impiego - dice Mertens -, poter andare al cinema, avere qualcuno da amare».
N. Martinelli
Avvenire
24 Agosto 2007
www.genova.mpv.org
8 Settembre 2007
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