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Documento del Movimento Cristiano Lavoratori della Liguria sull'aborto chimico e la pillola RU 486Gli eventi di questi giorni e le conseguenti prese di posizione sull'aborto chimico e l'uso della pillola abortiva RU 486 rendono necessarie alcune osservazioni e semplici riflessioni. La compressa RU 486, se assunta da una mamma incinta, impedisce l'azione di un ormone fondamentale per la gravidanza, e causa l'aborto entro la settima settimana. “Milioni” di donne l'avrebbero già usata nel mondo. Eppure una percentuale non trascurabile di esse (circa l'1%) ha avuto conseguenze gravissime, fino a casi di morte che hanno portato alla correzione del foglietto illustrativo e alla presentazione di petizioni, sostenute dai famigliari delle vittime, per il ritiro della RU 486 dal mercato. La propaganda lo chiama “dolce aborto”, in quanto evita il ricorso all'aborto chirurgico. A parte che il trattamento chimico fallisce e comporta l'operazione chirurgica in circa il 5% dei casi, comunque la realtà dei fatti è tristemente altra. L'uccisione del figlio nel grembo avviene progressivamente nel corso di un periodo lungo circa 10 giorni. Periodo in cui, anche se si pentisse, la madre non può più tornare indietro sull'esito della decisione di sopprimere il figlio. Ovviamente, questa uccisione chimica nel proprio grembo non è indolore per la madre, che accusa crampi addominali, perdite di sangue abbondanti per circa nove giorni, nausea, diarrea, disturbi del sonno, effetti generalizzati di immunosoppressione, vulnerabilità a infezioni in alcuni casi letali. Più che di “dolce aborto”, pare opportuno parlare di “pesticida umano”. Del resto, le stesse statistiche “di utilizzo” indicano che in nessun paese del mondo le donne preferiscono la pillola RU 486 all'aborto chirurgico. Ma allora, al di là delle ragioni del marketing farmaceutico, perchè tanto trionfale entusiasmo per la prospettata difusione in Italia della pillola abortiva? Primo, il tentativo, tutto ideologico, di banalizzare l'aborto, di far credere alla gente che l'uccisione di un bambino può avvenire attraverso una compressa, come avviene per un semplice mal di testa. Ma questa deresponsabilizzazione dell'attività umana (basta prendere una pillola per uccidere una vita umana innocente), non è un ulteriore grave attacco alla percezione della realtà, e quindi un attacco all'uomo, a tutti gli uomini, in una società e cultura, come la nostra, in cui emerge forte l'esigenza di un senso e significato del vivere? Svalutare le cose importanti non è un passo grave verso la svalutazione della vita personale e il degrado della convivenza civile? Secondo, la volontà di “liberare” il medico dalla responsabilità e dall'orrore dell'aborto. Ma in questo modo - rimossi consultori e ambulatori - la lacerazione della scelta e la tragedia dell'aborto rimangono tutte e sole nella solitudine estrema della mamma, che si ritrova una pillola tra le mani e nessun supporto dalla società. Questa prospettiva viola evidentemente anche la stessa legge 194 sull'aborto. Legge, che è stata pensata non per incentivare l'aborto - a parole aborrito anche dai promotori della legge - ma per contrastarne la pratica clandestina, non condivisa e “aiutata” dalla collettività. L'opposizione a questi rischi deve essere una scelta affidata esclusivamente all'individuo o al volontariato? No, perchè è proprio attraverso la legge che si fa strada la mentalità abortista. No, perchè spetta alla legge, alla politica il dovere di creare in maniera sistematica le condizioni per la tutela dei più deboli (i bambini nel grembo della madre sono i più poveri tra i poveri, secondo le parole di Madre Teresa di Calcutta) e per la promozione delle condizioni di vita di tutti. Per i cattolici, questo impegno è ancora più pressante. Il recente Sinodo dei Vescovi ha ricordato che “i politici e legislatori cattolici devono sentirsi particolarmente interpellati nella loro coscienza, rettamente formata, sulla grave responsabilità sociale di presentare e sostenere leggi inique. Non c'è coerenza eucaristica quando si promuovono leggi che vanno contro il bene integrale dell'uomo, contro la giustizia e il diritto naturale. Non si può separare l'opzione privata e quella pubblica, mettendosi in contrasto con la legge di Dio e l'insegnamento della Chiesa , e questo deve essere considerato anche di fronte alla realtà eucaristica: cf. 1Cor 11, 27- 29” (“Proposizioni finali”, n. 46). A livello politico, però, le cose sembrano andare proprio nella direzione opposta, cioè quella di promuovere l'aborto chimico attraverso la RU 486. In Liguria la situazione è ancora peggiore. Scavalcando la sperimentazione ministeriale nazionale che sta valutando in alcuni ospedali-campione l'uso della pillola RU 486, la nuova giunta regionale ha recentemente approvato un ordine del giorno in cui si impegna alla distribuzione della RU 486 a tutti gli ospedali della Liguria. Nella regione più sterile e con la maggior proporzione di anziani in Italia e in Europa, qual è l'urgenza di questo intervento, che è anche in conflitto con le competenze nazionali in materia di sanità? Qual è la motivazione, il progetto, la visione del mondo che sta dietro a questa decisione? La giunta regionale ha dichiarato che avvierà anche “una campagna di prevenzione (dell'aborto ndr) che passi anche attraverso la diffusione della cultura della contraccezione” (“Il Secolo” 7/12/05). Come se contraccezione e aborto non appartenessero alla stessa “cultura” anti-vita: Come se non fossero finalizzati entrambi a evitare il concepimento o sviluppo di un essere umano. Come se non fossero entrambi espressione di una concezione superficiale della vita. E' di questo che la società ha bisogno dalle istituzioni? Oppure di strumenti per la promozione della vita e la diffusione della consapevolezza del valore sociale della paternità e della maternità?
Francesco Bellotti www.genova.mpv.org 28 Aprile 2006
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