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La logica di Sartori porta all'antropofagia. Buon appetito!Noi mangiamo soltanto quel che è e non quel che sarà. Inoltre, è lecito mangiare ciò che non è autocosciente e non ha consapevolezza della morte. Perfetto. Ve lo immaginate il menù del Professor Sartori? Embrione al tegamino e neonato al forno con patatineMi permetto modestamente di osservare che, nel suo ormai noto articolo su “La vita umana secondo ragione”, il professor Giovanni Sartori non ha tratto tutte le conclusioni dalla sua analisi condotta secondo i principi della logica scientifica, né mi pare che i suoi commentatori lo abbiano appieno notato. Si sa, la logica scientifica è una macchina infernale: una volta messa in moto, è impossibile fermarla, e si rischia di finire intrappolati nei suoi ingranaggi. Seguiamo la rigorosa logica del professor Sartori. Egli comincia con l'asserire che “vita” non è lo stesso che “vita umana”: anche mosche, pidocchi e zanzare sono vita, ma lui li uccide (e noi con lui) senza scrupoli, e mangia (e noi con lui) con piacere la vita commestibile. Perfetto. E perché la vita umana è diversa? “Perché l'uomo è un essere capace di riflettere su sé stesso”, è autocosciente. Chiarissimo. Non basta: l'uomo non soffre soltanto fisicamente, ma spiritualmente e sa di dover morire, mentre l'animale non lo sa. Non meno chiaro: qui il professor Sartori recita pari pari Popper. Di qui l'argomentazione conclusiva: l'embrione non gode di queste caratteristiche. Ne godrà nel futuro, ma del futuro chi se ne importa. Non si uccide il futuro: “se bevo un uovo di gallina non uccido una gallina” (per inciso, si vede che il professor Sartori beve uova ingallate, altrimenti il problema non si porrebbe). Ma qui si apre una falla grande come una voragine… Difatti, la domanda ineludibile è: quando diventa autocosciente l'embrione e quando acquista il senso della morte? Di certo non prima dell'uscita dal ventre materno. Ci vorrebbe un bel coraggio a dire il contrario. E dopo? Ma anche qui, chi ha il coraggio di dar da bere che un bambino di tre mesi – che si fa la cacca addosso e ha un grado di autonomia e un senso di identità inferiore a un pollo di quindici giorni – è autocosciente? E il senso della morte? Ha mai visto il professor Sartori il “Re Leone” o “Bambi” con un bambino di tre anni? E ha mai constatato quanto egli fatichi a capire questa faccenda che la mamma di Bambi o il leone Mufasa se ne vanno “in cielo”? Il senso della morte… Forse comincia a entrare nella mente di un bambino di cinque anni. E che dire di quelli che gli eugenetisti chiamavano “soggetti difettosi” o ritardati mentali? Forse hanno autocoscienza e consapevolezza di dover morire? E che dire di una persona molto anziana e “rimbambita” (che vuol dire, per l'appunto, ricondotta allo stato infantile)? Può essere meno autocosciente di un micio. Allora, tiriamo le conseguenze. Noi mangiamo soltanto quel che è e non quel che sarà. Inoltre, è lecito mangiare ciò che non è autocosciente e non ha consapevolezza della morte. Perfetto. Ma allora: perché mai il professor Sartori non si dovrebbe mangiare un bell'embrione al tegamino, un neonato al forno con le patatine o un bollito di rimbambito con mostarda di Cremona? Non vediamo ostacoli logici, a parte certi assurdi divieti legislativi frutto di ignoranza oscurantista della logica e della scienza. L'unico ostacolo potrebbe essere che simili pietanze non appaiano appetitose. Ma questo è un fatto puramente soggettivo: de gustibus et coloribus non disputandum. Dice il professor Sartori che “se uccido un girino non uccido una rana”. Difatti. Se uccido un bambino non uccido un uomo. E quindi, buon appetito. Meno male che c'è il professor Sartori a far da guardia al bidone della logica e della scienza, altrimenti con tutti questi Tertulliani in giro chissà che fine faremmo. Giorgio Israel www.genova.mpv.org 5 Mar. 2005
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