Glucksman: Occidente, difendi la tua identità

Il terrorismo cerca l'intimidazione mondiale della civiltà occidentale. Attraverso l'odio nichilista. L'odio khomeinista verso il diavolo occidentale, l'odio verso l'America, verso gli ebrei, verso i cristiani.
A cui dobbiamo reagire, difendendo con orgoglio la nostra identità e il nostro modo di vivere

Non indietreggiano di fronte a niente, neppure davanti all'inferno. Sono i terroristi di Beslan, quelli che appendono ghirlande di bombe sulla testa di bambini atterriti, o quelli che riducono l'uomo a puntino infinitesimale che si getta dalle Torri Gemelle di New York cercando un'impossibile salvezza. O quelli ancora che seminano bombe sui treni ad Atocha o nella metropolitana di Londra, indifferenti, invisibili, impunibili. «Si stenta perfino a provare un sentimento definibile di fronte a ciò che accade», dice André Glucksmann.

Ma il suo qual è stato? Cosa ha provato l'altroieri mattina, quando da Londra rimbalzavano voci sempre più allarmate fino a diventare la valanga di sangue e di orrore che tutti abbiamo vissuto?
L'ha detto, orrore. Anzi, due reazioni, per la verità. La prima di orrore, sì, certo, è una reazione umana di fronte alla bestialità di un atto di violenza contro civili disarmati.

E la seconda?
Aspetti. Pensavo a quei terroristi, al terrorismo, all'atto di gente armata contro gente disarmata, all'azione vigliacca a deliberata. È diverso uccidere un poliziotto o un soldato piuttosto che un civile. Io lo definisco un crimine di guerra, anzi contre l'humanité , questo è ciò che è stato perpetrato a Londra dai terroristi.

Orrore. La stessa parola, l'unica possibile che Joseph Conrad fa pronunciare a Kurtz, protagonista del suo "Cuore di tenebra", di fronte al venir meno di ogni sentimento umano. Soltanto orrore ha provato?
No, subito dopo pietà. Una condivisione assoluta dello strazio per tutte quelle povere vittime, per i loro familiari, per chi li cercava e non li trovava più. E quindi un orrore doppio, perché coinvolgeva molte più persone ancora. Ma nello stesso tempo sono rimasto ammirato. Fin dalla seconda guerra mondiale conosciamo bene la capacità di sopportazione, la resistenza, l'orgoglio della popolazione londinese.

E poi?
E poi, come le dicevo, un secondo sentimento, più complicato, più difficile da mettere a fuoco.

Proviamo.
L'11 settembre del 2001 ha innescato un dibattito planetario. Un dibattito che non si è ancora concluso. Da una parte ci sono quelli che hanno pensato che l'attacco alle Twin Towers fosse esclusivamente un attacco all'America. Dall'altra quelli che ritengono che fosse l'inizio di una guerra contro l'Occidente, non soltanto contro gli americani. In Europa ha prevalso la prima tesi, quella che ha ritenuto la tragedia di Manhattan una vicenda solo americana, dalla quale l'Europa poteva rimanere fuori. Chirac l'ha pensata così. Schröder l'ha pensata così.

E lei?
Io dico: ascoltate Tony Blair. Non è un semplice alleato degli Stati Uniti, Blair dice che siamo tutti nel mirino, nello stesso mirino. Noi tutti, l'Occidente, l'Europa, tutte le nazioni europee, anche voi italiani. E il G8 – al quale erano presenti, oltre ai grandi Paesi industrializzati, la Cina, Putin, il Brasile, l'India – era un'occasione per stabilire che la minaccia è universale, non limitata.

Fino a ieri il mondo è rimasto diviso di fronte al terrorismo. A cominciare da voi francesi.
Vede, c'è una differenza sostanziale fra gli inglesi ed altre popolazioni. Gli spagnoli, per esempio. La Spagna, poche ore dopo l'attentato di Madrid, ha voltato le spalle ad Aznar e premiato l'opposizione e Zapatero ha ceduto al ricatto e ha lasciato l'Iraq. In Gran Bretagna questo non accadrebbe. Se votassero oggi, gli inglesi farebbero il contrario degli spagnoli, si stringerebbero attorno a Tony Blair. E in questo dunque il terrorismo avrebbe fallito. Perché il terrorismo cerca l'intimidazione mondiale della civiltà occidentale, a Manhattan come a Madrid come a Londra. E in alcune aree c'è riuscita.

In Spagna, certo. E dove altro ancora?
Francia, Germania, Russia. Quella triade, Chirac-Schröder-Putin... Hanno criticato Bush per la guerra in Iraq, hanno pontificato, teorizzato e sbagliato di grosso.

Perché?
Perché non hanno capito o non vogliono capire che tipo di guerra è questa.

Che tipo di guerra è?
Globale, come i suoi attentati e le sue vittime.

E quando sarebbe iniziata?
Non certo l'11 settembre 2001, come si usa credere, ma molto prima, nel 1979, con l'ascesa al potere a Teheran dell'ayatollah Khomeini.

Uno scontro di civiltà, come sostiene Samuel Huntington, o se vuole anche Oriana Fallaci?
Non sono d'accordo. Lo scontro è fra aree politiche, civili, religiose. C'è uno scontro all'interno del blocco arabo e uno all'interno del blocco occidentale, uno all'interno dell'est europeo e uno dentro l'Europa atlantica. L'intero pianeta è diviso tra chi vuol vivere in modo civilizzato e chi vuole vivere uccidendo i civili. Non c'è guerra tra le singole civiltà, ma all'interno dei singoli mondi, delle singole nazioni. Uno scontro transreligioso, transeconomico, che oltrepassa le frontiere fisiche e quelle morali, all'interno del quale si allunga la geografia dell'odio.

Ce ne parli.
Odio. Odio nichilista. L'odio khomeinista verso il diavolo occidentale, l'odio verso l'America, verso gli ebrei, verso i cristiani. Un odio che ha invaso il mondo musulmano e l'ha oltrepassato, debordando in Asia, in Russia e perfino in Europa, che odia l'America e insieme odia se stessa perché vive secondo modelli americani. Lo stesso asse Chirac-Schröder-Putin è un asse antiamericano. Non è uno scontro fra l'islam e la civiltà cristiana, ma fra differenti modi di vivere, dove l'odio è il collante e il fondamentalismo è la materia prima.

L'Occidente dove andrà, come ne uscirà?
Questa guerra non durerà due mesi né due anni. Durerà, come ha profetizzato George W.Bush, almeno una generazione. E non basterà la repressione poliziesca o l'intervento militare per fermarla, ma sarà anche, o direi soprattutto, lotta di idee. Quella che sta conducendo Blair. Perché è questo che Blair ha capito ed ha subito detto a poche ore dalla strage: si tratta di difendere il nostro modo di vivere. A testa alta. Ed è questa l'arma più forte che noi occidentali abbiamo.

Giorgio Ferrari
da Avvenire
9 luglio 2005

Google
  Web www.genova.mpv.org


www.genova.mpv.org

11 Luglio 2005

 

il sito ufficiale dei giovani del Movimento per la Vita di Genova e della Liguria