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Scientismo, la scienza padronaIl ginecologo parco nella selezione degli embrioni, la femmina, proibita in Cina, ma buon'ultima in Israele, e il biologo Boncinelli per il quale la scienza e la tecnica fanno bene a fregarsene della democrazia. Storie di ordinaria follia ai tempi del referendum:Liceo Mamiani, Roma. Venerdì, ore 12. Assemblea con Pannella e altri sulla fecondazione artificiale. Aula magna. Tanti ragazzi attenti, e ragazze e professori. Un ginecologo perbene e dialogante e pieno di dubbi, che si chiama Sapienza e pensa che la natura sia caso e azzardo, spiega la normalità delle pratiche di fecondazione eterologa. E' persuasivo, minimizza i rischi eugenetici nel caso della fecondazione eterologa, con il seme o l'ovocita fuori dalla coppia, minimizza il figlio per catalogo e banca dati, il figlio come il Nobel, come l'atleta, maschio o femmina, biondo e con gli occhi azzurri, insomma il gioco del desiderio tecnicamente esaudibile che sarebbe uno spauracchio dei nemici della tecnica. Racconta una storia sua, personale, di ginecologo impegnato in un centro di fecondazione assistita. Al massimo, dice, quella coppia ha chiesto che il seme non provenisse da un tipo basso di statura, per il resto sono tutte chiacchiere. Lo vogliono alto, e “stop”. Così parlò il dottor Sapienza. Stop. Stop? E in nome di che cosa, di quale criterio, di quale principio uno è costretto a fermarsi al volerlo bello alto? Corriere della Sera, notizie da Israele, ieri. Dopo quattro figli maschi, sarà lecito ricorrere al tecnico e averne uno femmina. E che problema c'è? Così direbbe il dottor Sapienza. Basta eliminare l'embrione sovrannumerario maschio, e se sono due o tre o quattro, eliminare del tutto quel branco di maschi. Ma in Cina, dove sono malviste le femmine, che venivano annegate alla nascita fino a poco fa, si eliminerà quell'harem di femmine, e si otterrà il maschio. Che problema c'è? E' la salute delle donne. Corsera, Edoardo Boncinelli, biologo, pensa anche lui che non c'è problema. Dopo aver scritto onestamente che la vita “comincia con la fecondazione” (una grossa scoperta, la legge del Boncinelli), il biologo, che non si abbandonerebbe certo alla sovrana leggerezza del famoso oncologo Veronesi, il quale equipara uomo e scimpanzè, una specie di matrimonio gay geneticamente modificato, commenta le clonazioni in serie della Corea del Sud. Il titolo è: “La scienza più veloce del referendum”. Il senso del testo è fieramente astensionista. Astensionismo passivo, non quello di Ruini. Che votate a fare? Il biologo sa che le tigri asiatiche sono scatenate, che il nesso business-ricerca è imprendibile, che il benessere non vuole regole. Star della neocultura di una sinistra “libberale” con due bi, Boncinelli esalta la deregulation bioetica, annuncia che “il mondo va avanti” e che quel che conta è l'applicazione pratica delle scoperte coreane. Votare è roba da uomini delle caverne, è un modo feroce crudele e medievale di risolvere questioni che si risolvono da sé, con il progresso illimitato e la libertà illimitata della scienza biogenetica. “Le decisioni prese all'interno del nostro paese sono dunque destinate ad essere annacquate e messe in secondo piano da quelle degli altri paesi. Con buona pace dei referendum”. Votate come vi pare, non ce ne può importare di meno. I padroni siamo noi, padrona è la nostra idea di curare la vita con la selezione, creazione, distruzione della vita. Veronesi ha dimostrato che c'è un divorzio tra scientismo e buonsenso, Boncinelli che ce n'è uno, di divorzio, ancora più irreconciliabile: quello tra tecnica e democrazia. Corsera, pudore, Claudio Magris. Magris è cattolico. Scrive tutte cose giuste. Che non è una battaglia tra laici e cattolici. Che i laici non sono necessariamente miscredenti. Che sanno distinguere tra legge dello Stato e credo personale. Che i teoremi devono obbedire alle leggi della matematica e la logica a criteri di pura razionalità, anche in san Tommaso. Scrive che sull'aborto aveva ragione Bobbio, quando diceva di stupirsi che i laici avessero lasciato ai cattolici “il privilegio e l'onore di affermare che non si deve uccidere”. Sembra un fogliante, un Socci. Deve aver riletto Philip Dick e il suo racconto sulle pre-persone, da noi ripubblicato, perché lo cita. Poi però a Magris casca la penna. Non vuole essere accusato di integralismo. Ha paura che gli si imputino ambizioni alla Charles Maurras, Action français, come è successo a noi per aver difeso la distinzione di morale e diritto in Kant & Buttiglione. Non vuole essere isolato dalla comunità dei colti, dei perbene, degli amici della salute delle donne: cattolico sì, ma libero pensatore anche. E' un modo tipicamente italiano e inciucista di considerare le polemiche culturali, dare ragione contemporaneamente ad Angelo Vescovi e a Carlo Alberto Redi, come puntualmente fa Magris nel suo articolo di ieri, e non importa che dicano l'uno il contrario dell'altro, l'importante è afferrare una posizione terzista. Così la penna spezzata di questa persona seria conduce il ragionamento nel nulla della paura sociale, del pudore mondano, e alla fine sappiamo come la pensa e che non vuole far sapere come la pensa.
www.genova.mpv.org 21 Maggio 2005
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