L'ootide è vita umana individuale. E va protetta

Documento del Comitato Nazionale di bioetica in difesa dell'embrione, sin dall'inzio

Alimentazione e idratazione dei pazienti in stato vegetativo persistente, adozione prenatale di embrioni “avanzati” dalle pratiche di fecondazione in vitro e congelati prima della legge 40, ma anche aiuto alle donne in gravidanza e aspetti bioetici della prevenzione post-partum: sono alcuni tra i temi attualmente in discussione all'interno del Comitato nazionale per la bioetica , che ieri, dopo una riunione plenaria, ha annunciato (probabilmente già per il 30 settembre) le diffusione delle conclusioni relative, almeno per quanto riguarda i primi due temi.

Sempre ieri era stato diffuso dal Comitato il documento che contiene le considerazioni in merito al cosiddetto “ ootide ” (sinonimo di oocita a due nuclei). Come si ricorderà, durante la campagna referendaria fu avanzata (lo fece per esempio il professor Carlo Flamigni) la proposta di congelare lo zigote in una fase molto precoce di sviluppo (quella che qualcuno, non tutti, definiscono fase dell'ootide , appunto), ipotizzando una sorta di differenza “ qualitativa ” tra questo e l'embrione. L'ipotesi non è stata accolta dalla maggioranza dei componenti del Cnb (l'hanno votata in dodici contro ventisei ma non tutti i membri si sono però espressi).

Nel documento finale, che come tutti quelli prodotti dal Comitato non prescrive nulla ma suggerisce linee interpretative, è stato quindi ribadito che “ogni giudizio etico sulla crioconservazione dell'embrione si applica anche alla fase dell'ovocita a due pronuclei”, considerata senza soluzione di continuità parte del processo che dalla fecondazione arriva alla nascita. “Per i membri del Cnb che propongono questa linea interpretativa – è scritto nel documento – l'evento di incontro-penetrazione dello spermatozoo nell'interno del citoplasma dell'ovocita è l'evento che va ritenuto fondamentale”, poiché è quello che “fonde” due cellule dotate ciscuna di un proprio patrimonio genetico “aploide” (che possiede cioè un numero di cromosomi pari alla metà di quello caratteristico della specie) e “ne fa un'‘unità' biologica non presente anteriormente”. A maggioranza il Comitato ha quindi giudicato l'ootide “vita umana individuale a pieno titolo” , ha detto il presidente Francesco D'Agostino.

Chiuso il capitolo ootide, rimane aperto, come si diceva all'inizio, quello dell' adozione degli embrioni congelati sovrannumerari (anche se a qualcuno, come il bioeticista Demetrio Neri, sembrerebbe più appropriato il termine “donazione”). Non si tratta di rimettere in discussione il divieto dell'eterologa , ha chiarito D'Agostino, né di riaffrontare temi già regolati dalla legge 40, che, a parte rarissimi e definiti casi, proibisce il congelamento proprio per evitare la creazione di nuovi embrioni sovrannumerari. Si tratta invece, per quelli attualmente sospesi tra la vita e l'estinzione e destinati a non essere utilizzati, di capire “se non sia eticamente ragionevole dare loro la possibilità di nascere” nell'eventualità ci siano donne disposte ad accoglierli e quindi, naturalmente, a esserne le madri a tutti gli effetti. Come e se questo sarà possibile, con quali limiti e se si può davvero parlare di un “interesse a nascere”, da tutelare dal punto di vista bioetico, sono i temi di cui si dibatterà nelle prossime settimane all'interno del Comitato.

Anche sul tema dell'alimentazione delle persone in stato vegetativo permanente, così come era Terri Schiavo, il Comitato si pronuncerà il 30 settembre, anche se, come nel caso dell'ootide, sarà difficile raggiungere l'unanimità su un dieci per cento di questioni ancora aperte. Dal canto suo, la vicepresidente del Comitato, Cinzia Caporale, ha sottolineato che a suo avviso “il faro dovrà essere il consenso del paziente” all'eventuale interruzione della nutrizione, espresso in forma palese e riconducibile alla sua volontà quando ancora era in grado di esprimerla. Mentre, “se non ha espresso volontà, non c'è motivo di sottrarlo alla vita”. In Italia, ha aggiunto D'Agostino, non dovrà mai essere possibile quello che avviene in Olanda, dove è attivo un protocollo per sottoporre a eutanasia attiva i neonati malformati (anche quando non sono letali) e quindi non si fa affatto riferimento alla volontà del malato.

Infine, gli aspetti bioetici legati alla depressione post-partum e l'aiuto, in termini di “concretezza della risposta sociale e istituzionale”, alle donne in gravidanza (o meglio, nel periodo gravidanza-parto-puerperio) sono altri temi, sui quali l'organismo consultivo della presidenza del Consiglio conta di arrivare in breve all'elaborazione di indicazioni concrete. E' almeno dal 2002 che ci si sta lavorando, ma la cronaca punteggiata da infanticidi degli ultimi mesi ha consigliato un'accelerazione.


da Il Foglio
settembre 2005

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26 settembre 2005

 

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