Fecondazione artificiale: smascherare le menzogne

 

Il "Manifesto" denuncia che la legge ha "stabilito l'interesse primario del concepito,

l'embrione cittadino contro la madre".

Un altro fronte contesta la legge perchè danneggerebbe la ricerca.

In realtà la nuova legge colpisce interessi forti...

 

Come era prevedibile, l’approvazione della legge sulla fecondazione medicalmente assistita ha suscitato in taluni ambienti reazioni forti e spropositate. Vari sono i modi con cui è stata indicata: legge medievale, crudele, oscurantista, disastrosa, un atto contro la libertà della donna, una ferita inferta al Paese, una prevaricazione nei confronti della laicità dello Stato. Sono state inscenate anche forme di protesta fuori e dentro il Parlamento, certamente poco consone con la dignità di quel luogo e con la dignità di chi siede là in nome del popolo italiano. Il polverone alzato è stato tanto. Val la pena cercare di capire quali categorie di persone si siano sentite così offese da una legge, che ha cercato di portare ordine in una situazione non più sostenibile. Sicuramente dure critiche sono venute da una parte del mondo femminile, parte che, in altri tempi, si sarebbe chiamata “femminista”. La legge andrebbe contro le donne e contro la loro libertà. Scrive Stefania Giorni: “una legge che ha stabilito l’interesse primario del concepito, che ha brandito il feto-persona, l’embrione cittadino contro la madre” (“Il manifesto” 11/02/04). Parole dure, ma non vere, perché all’articolo primo la legge dichiara di voler assicurare “i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito”. Nessuna contrapposizione, ma solo eguaglianza di trattamento. Nella fecondazione medicalmente assistita è coinvolta la donna, ma sarebbe meglio chiamarla madre, e il concepito. Non è una forzatura, ma è sintonia con l’autorevole parere del Comitato Nazionale di Bioetica del 1996, riconoscer il concepito meritevole di rispetto. All’epoca dell’aborto, quando il femminismo era vissuto come rivendicazione di diritto sul figlio, le conoscenze biologiche non erano pienamente sviluppate e qualcuno sosteneva che il frutto del concepimento era solo un grumo di sangue, frutto del grembo materno. Oggi affermare questo è un atto di ignoranza o di cattiva fede. Tra i tanti studi in merito, Stanley Shostak dell’Universita di Pittsburg scrive: “lo sviluppo lega il passato e il futuro: mentre gli adulti sono i genitori dell’embrione attraverso la riproduzione, l’embrione è l’inizio dell’adulto attraverso lo sviluppo” (“Embriology: An introduction to Developmental Biology, 1998, p.4). E, ancora, Scott F. Gilbert precisa: “la fertilizzazione è il processo mediante il quale due cellule sessuali ( i gameti) si fondono insieme per creare un nuovo individuo con un corredo genetico derivato da entrambi i genitori” (“Developmental Biology, VI ed. 2000, p. 185). Pertanto, sulla base non di teorie religiose o astratte, ma conformemente alla scienza, dobbiamo riconoscere che lo zigote è soggetto coinvolto nella fecondazione al pari della madre. Soggetto – si badi – non oggetto. Inoltre, queste donne, che non vogliono riconoscere altro che se stesse, dimenticano che nella fecondazione c’è ancora un soggetto coinvolto: il padre. Potrà sembrare un’osservazione banale, ma a forza di esasperare i toni, sembra che egli non conti nulla. Se questa è la posizione della l. 194/78, la quale riconosce solo alla donna la facoltà di decidere in ultima istanza se tenere il figlio o sopprimerlo, la nuova legge si presenta con maggiore equilibrio. Equilibrio che porta tutti i soggetti ad essere tutelati nella loro specificità e sancisce compito degli adulti – genitori, ma anche medici e paramedici –assumere responsabilmente il diritto alla vita del nascituro. Un secondo fronte, che si mostrato contrario alla legge, è costituito da alcuni medici e ricercatori. Carlo Flamigni, uno dei pionieri della fecondazione assistita in Italia ha definito le norme approvate in Italia “sgradevoli e prepotenti”; analogamente Ermanno Greco, Direttore del centro di Biologia e Medicina della riproduzione dello European Hospital di Roma, ha affermato un duro giudizio: “la legge limita sostanzialmente l’accesso alle tecniche di fecondazione assistita. Si può infatti accedere alla fecondazione artificiale soltanto dopo ripetuti tentativi fatti con altre tecniche”. Critica è anche Adina Massacesi, confondatrice della Società Italiana di embriologia (Ansa). Ora, non è difficile individuare il motivo di tali critiche. Con la nuova legge i centri di fecondazione assistita dovranno essere regolati e vigilati, inoltre, forse vedranno diminuire i loro guadagni . Infatti, la legge domanda di compiere una scelta, al momento controcorrente, e cioè impegnarsi maggiormente nello studio delle cause di sterilità, perché, in alcuni casi, potrebbe essere possibile rimuovere terapeuticamente le cause che impediscono un concepimento naturale. Fino ad ora poteva succedere che, ad una coppia che non riusciva ad avere figli, si proponesse subito la provetta. Per questi ed altri motivi la legge dovrà essere difesa da attacchi menzogneri.

MARCO DOLDI

 

 

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ultimo aggiornamento 17/02/2004

 

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