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In Europa si sperimenta sugli embrioni. L'ha deciso l'ItaliaIl ministro dell'Università, Mussi, aveva ritirato la firma italiana dal veto al finanziamento della ricerca sugli embrioni. Il governo Italiano aveva promesso di rivedere la questione. Ma non l'ha fatto. E così i cittadini europei finanzieranno la ricerca (finora senza alcun risultato, a differenza di quella sulle staminali adulte o fetali) su embrioni extra-UE. Viva l'ipocrisia Anche l'ultima riunione utile tra i capi di Stato e di Governo della Ue è passata invano. Il problema degli annunciati finanziamenti europei a ricerche basate sulla distruzione di embrioni umani, come ha ammesso ieri il presidente del Consiglio Romano Prodi, non è stato posto «in agenda» e nessuno lo ha «accennato» o anche solo «sfiorato» in sede di Consiglio. E quel "nessuno" – constatiamo – riguarda prima di tutto la delegazione italiana. Che si riserva ora – come ha fatto sapere ieri il premier – di agire solo in sede di consiglio europeo di settore e che, a questo scopo, ha predisposto una dichiarazione «interpretativa» dei deliberati degli ultimi mesi indubbiamente abile sul piano formale, ma nella sostanza desolatamente remissiva.
Il tragico principio per cui l'embrione, primo e fondamentale inizio d'umanità, può essere ridotto a puro e semplice materiale di laboratorio si avvia, infatti, a essere affermato anche dalla Ue oltre che da singoli Stati membri. E ogni pur apprezzabile tentativo di alzare un argine di parole (data limite, non producibilità a fini di ricerca...) può frenare ma non certo annullare la devastante portata di questo fatto gravissimo. Il governo italiano, ieri, nel contesto più alto e più consono all'eccezionale importanza della questione, non ha insomma ritenuto di dover sollevare e riaprire il problema. Eppure era stato proprio il nostro governo, nella persona del ministro Mussi, a crearlo inopinatamente, persino dentro se stesso e dentro la sua maggioranza, aggirando di fatto un principio fissato in modo chiarissimo dalla legislazione nazionale. Ed era stato ancora il nostro governo, per bocca dello stesso presidente Prodi, a garantire un deciso impegno per limitare al massimo il danno provocato dal colpo di mano con il quale quel suo ministro aveva provocato lo sfaldamento della minoranza di blocco che fino ad allora era riuscita a impedire che le risorse comunitarie (i soldi di tutti, anche degli italiani) fossero destinate a ricerche rese possibili da metodiche raccapriccianti. Una vicenda marcata dall'ambiguità. E risolta, dispiace dirlo, all'insegna di qualche ipocrisia. Non c'è proprio altro modo per definire la decisione di acconsentire al finanziamento di pratiche di laboratorio svolte nel territorio degli Stati membri della Ue su "materiale biologico" ottenuto dalla distruzione di embrioni umani a patto che il lavoro più "sporco" venga fatto fuori dai confini dell'Unione. E non c'è altra maniera per guardare ai sacrifici compiuti al vitello d'oro della «mediazione democratica» tra Stati (e lobbies), soprattutto a fronte della lineare posizione di esclusivo sostegno a ricerche scientifiche eticamente sostenibili tenuta, fino in fondo, da Austria, Polonia, Lituania e Malta. O forse qualcuno – in Italia e altrove – ritiene di poter sostenere che un embrione australiano o coreano è meno umano dell'embrione di un cittadino dei Venticinque? La lezione impartita da questa vicenda politica è davvero profonda e indimenticabile. E vari segnali inducono a ritenere che lo sia anche per tutti quei politici che avevano creduto di poter indurre a onorare principi di ragione e di precauzione i colleghi invece fautori di una ricerca «senza paletti», persino sulle vertiginose frontiere della vita umana. È bene che si ripensi a certi voti espressi con leggerezza in sede di Parlamento europeo e che hanno agevolato l'assemblarsi della risicata maggioranza che ha dato il via all'attuale pesante deriva. E, soprattutto, all'ordine del giorno approvato d'un soffio il 19 luglio in Senato dalla maggioranza (e fatto proprio, una settimana dopo, da Prodi alla Camera) nella speranza di ricucire morbidamente lo strappo provocato da Mussi. Poco e nulla è stata impedito. Niente è stato ricucito. Troppo risulta compromesso. Fa male sapere che tanta parte della responsabilità di tutto questo ricade sull'Italia, finora prima in Europa nella ricerca due volte buona (per qualità etica e per risultati scientifici) sulle staminali adulte. E consola appena che il capo del governo ci ricordi ciò che tuttavia è già acquisito: qui da noi, la legge 40 – quella che i cittadini di questo Paese hanno difeso in forze dal tentativo di abrogazione – continuerà a non permettere certi orrori. Avvenire www.genova.mpv.org 8 Gennaio 2007
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