Fede è diventata sinonimo di ingerenza, ma i vescovi parlano alla ragione

Che cosa ha detto di tanto grave monsignor Bagnasco, il Presidente della CEI? Che la libertà dei singoli non è criterio per stabilire il bene e il male; che l'opinione pubblica – quella condotta da taluni pensatori, lontani della gente – non può dettare legge. Se si ritenesse che la legge debba tutelare indifferentemente tutte le autonomie, tutte le scelte che si fondano anche posizioni opposte, si giungerebbe a ritenere legittima libertà l'incesto o la pedofilia. Scelte aberranti, certo. Ma che si fondano su una medesima convinzione: non esiste il bene, ma, tuttalpiù, il giusto e il conveniente per me

Una Nota che parla all'intelligenza. Così Mons. A. Bagnasco, Presidente della C.E.I., ha spiegato la recente presa di posizione dei Vescovi italiani sui progetti di riconoscimento delle coppie di fatto. Destinatari sono, innanzitutto, i credenti, nei confronti dei quali i Vescovi sono maestri autorevoli della fede e della vita morale. Insieme, destinatari sono tutte le persone sensibili al bene comune e alla promozione della famiglia.

Le motivazioni addotte a favore del matrimonio scaturiscono discretamente dalla fede e con chiarezza dall'intelligenza comune, dal buon senso e dalla ragione. I Vescovi hanno collegialmente intrapreso un dialogo su un tema, che talvolta non è trattato adeguatamente da chi governa; forse in un altro contesto politico o in un altro momento storico, la Nota non sarebbe stata scritta. Non è la prima volta che la Chiesa , supplendo, si impegna per il bene della società.

Le parole dei Vescovi sono al servizio dei cattolici, perché trovino gli argomenti per intervenire positivamente nelle sedi e nelle forme opportune: in famiglia, nella scuola, nel dialogo con tutti, nella costruzione della vita sociale e, anche, nella politica. Così, si può rendere ragione della speranza cristiana e comunicare come la fede continui a divenire cultura, accrescendo le radici cristiane dell'Occidente.

La parola dei Vescovi non è “confessionale”, nel senso che non è “chiusa” in un contesto di gruppo religioso; non si tratta di idee da accettare senza riflettere. Fatta questa precisazione c'è da aggiungere che la fede offre uno sguardo adeguato sull'uomo e sul suo mondo, perché annuncia che Dio non è un concorrente dell'uomo, ma la Fonte della sua realizzazione. Solo per questo le motivazioni della fede andrebbero ascoltate.

Tuttavia, dal momento che oggi la parola “fede” è divenuta sinonimo di “ingerenza” o di imposizione, è necessario richiamarsi alle motivazioni della ragione; nella consapevolezza, naturalmente, che esse partecipano alle motivazioni della fede. Non ci sarà mai contrasto tra fede e ragione!

Desiderano i Vescovi un confronto retto, onesto, il più possibile pacato e rispettoso, di modo che i cittadini possano considerare attentamente le diverse posizioni. A questo scopo i mass-media giocano un ruolo decisivo per informare correttamente i lettori. Essi hanno la possibilità – il potere? – di servire il dialogo o di far nascere ad arte uno scontro. È sufficiente un titolo con parole dure, non corrispondente al contenuto, o estrapolare le affermazioni per creare la bufera.

Che cosa ha detto di tanto grave il Presidente della CEI? Che la libertà dei singoli non è criterio per stabilire il bene e il male; che l'opinione pubblica – quella condotta da taluni pensatori, lontani della gente – non può dettare legge. Se si ritenesse che la legge debba tutelare indifferentemente tutte le autonomie, tutte le scelte che si fondano anche posizioni opposte, si giungerebbe a ritenere legittima libertà l'incesto o la pedofilia. Scelte aberranti, certo. Ma che si fondano su una medesima convinzione: non esiste il bene, ma, tuttalpiù, il giusto e il conveniente per me.

Alla radice di tutto c'è la questione antropologica, perché il bene e il male lo si comprendono a partire dalla concezione di uomo. La natura dell'uomo, lungi dall'essere intesa in senso biologica, testimonia l'esistenza di un progetto immutabile, che è garanzia di realizzazione della persona. Il matrimonio, la famiglia, la vita sociale non sono costruzioni culturali da mutare a piacimento: sono forme attraverso le quali si promuove l'uomo. Naturalmente, non è sufficiente.

Occorre che le relazioni che si vivono all'interno di queste “società” umane fondamentali siano coerenti con il bene, sotto il segno della limpidezza e della fraternità. Nuclei umani costruiti da mani innocenti, che, per esempio, come ha spiegato Benedetto XVI, “sono mani che non vengono usate per atti di violenza. Sono mani che non sono sporcate con la corruzione, con tangenti” (Omelia 1/04/07).

Papa e Vescovi indicano le esigenze alte del vivere familiare e sociale, offrendo un servizio all'uomo d'oggi. Mostrano che alla Chiesa l'uomo e la sua felicità interessano davvero. Sì la felicità, se autentica, passa attraverso scelte serie e vere.

Don Marco Doldi
4 Aprile 2007

Google
  Web www.genova.mpv.org


www.genova.mpv.org

26 Aprile 2007

 

il sito ufficiale dei giovani del Movimento per la Vita di Genova e della Liguria