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Unioni omosessuali, quale riconoscimento?Romano Prodi si definisce laico e cattolico. Distinguendo tra morale privata e attività politica. Ma un politico non dovrebbe realizzare nel mondo i valori in cui crede?Romano Prodi si è detto contrario al riconoscimento dei matrimoni tra omosessuali e a qualsiasi legge che attribuisca i termini di famiglia e figli a rapporti tra persone dello stesso sesso. Lo ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa del 20 luglio, rispondendo ai giornalisti esteri. Tuttavia, è favorevole ad una normativa che garantisca sostegno ed assistenza alle coppie di fatto, anche omosessuali. Non è quindi il modello spagnolo di Zapatero quello a cui il leader dell'Unione intende adottare in questo campo qualora vincesse le prossime politiche in Italia. Anzi egli stesso ha dichiarato: “Sin dall'ottobre scorso, quando ero ancora presidente Ue, dissi al premier spagnolo che non ero d'accordo”. La soluzione a cui pensa Prodi e sulle quali ritiene di avere l'appoggio dell'intero centrosinistra è quella del “Patto civile di solidarietà” (PACS) che prevede la tutela delle coppie gay in campo fiscale, sanitario e in materia di successione. “Ritengo – ha detto Prodi – che un governo debba disciplinare i problemi giuridici e civili di chi sceglie di vivere stabilmente in forme diverse dal matrimonio”. La questione è complessa sia per gli aspetti sociali ed anche etici. Se la famiglia offre alla società la garanzia del suo futuro, ponendosi come cellula viva di valori, che cosa offre allo Stato un'unione omosessuale? Se l'unione sponsale tra l'uomo e la donna è un bene, perché rispecchia un progetto originario tra l'uomo e la donna, si può accettare di consolidare unioni dove questo progetto è inesistente? Quali forme di tutela sono necessarie, oltre quelle nei confronti di un comune cittadino? Sono domande da affrontare in modo laico e, poi, religioso. E su questo Prodi è, scivolato. Non solo in occasione dei referendum, ma anche in questo argomento, in cui ha subito tirato in ballo quello che potrebbero dire le gerarchie ecclesiastiche. Davanti ai giornalisti esteri si è definito “cattolico e laico” (all'epoca dei referendum: “cattolico adulto”), rimarcando l'adesione ai suoi principi senza mai strumentalizzare la Chiesa e, contemporaneamente, autonomo e coerente, senza mai rinunciare ai propri doveri di politico. Ora, anche a costo di perdere consensi, si dovrebbe dire quali sono i principi di fondo che guidano la propria esistenza e come, nella fedeltà alla propria coscienza, si cerca di attuarli nella vita sociale e politica. Soprattutto, non si dovrebbe ritenere che le opzioni di fondo, siano umane o religiose, siano una cosa e le scelte politiche un'altra. Non c'è l'uomo e, poi, il politico! C'è l'uomo di fede, impegnato a migliorare il vivere sociale. Nel corso dell'intervista, Prodi ha voluto rimandare ai giornalisti al discorso di Ciampi al Quirinale. C'è, però, da chiedersi se il Capo dello Stato abbia proprio avvallato il pensiero di Prodi. Sembra proprio di no: per Ciampi la laicità significa, tra l'altro, sensibilità ai valori morali ed umani; confronto con chi parla in nome dell'uomo anche nel contesto più ampio della fede. Da sempre le questioni etiche dividono gli schieramenti e rompono le coalizioni. C'è da augurarsi che, dopo i referendum, l'argomento sul riconoscimento delle unioni omosessuali non diventi il motivo per procurarsi voti e simpatie, ma sia oggetto di un serio ed attento esame, nella convinzione che se la legge non esprime mai la pienezza della moralità, non per questo è a-morale! www.genova.mpv.org 14 Agosto 2005
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