Pastorale sanitaria: la Chiesa al servizio dell'uomo

Nonostante la sua diffusione, la secolarizzazione, nella forma del secolarismo radicale, cioè della chiusura polemica nei confronti dei valori religiosi, non soddisfa più gli spiriti maggiormente consapevoli ed attenti. Allora si aprono spazi nuovi per un dialogo proficuo con la società e non soltanto con i fedeli. In particolare riguardo l'importanza della vita umana.
Ricorda Benedetto XVI: “Il principio di non discriminazione sulla base di fattori fisici o genetici è profondamente entrato nelle coscienze ed è formalmente enunciato nelle Carte sui diritti dell'uomo. L'analisi serena dei dati scientifici, peraltro, porta a riconoscere la presenza di tale dignità in ogni fase della vita umana, a cominciare dal primo momento della fecondazione”

La Chiesa e il mondo della salute costituisce un rapporto che, da Pio XII in poi, i Pontefici hanno sempre curato e custodito . Lo stesso Benedetto XVI ha continuato la riflessione dei suoi predecessori, incontrando sabato 19 il Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, recentemente impegnato nel tema “Il genoma umano”.

Il Papa ha rilevato “come oggi, soprattutto nell'ambito dei nuovi apporti della scienza medica, è offerta alla Chiesa un'ulteriore possibilità di svolgere una preziosa opera di illuminazione delle coscienze, per far sì che ogni nuova scoperta scientifica possa servire al bene integrale della persona, nel costante rispetto della sua dignità”. E questo è un compito squisitamente pastorale.

Gli operatori per la pastorale sanitaria hanno una notevole responsabilità, perché sono i protagonisti di questa riflessione, che parte dall'intervento scientifico, ne mette in luce le dimensioni antropologiche, quelle che toccano l'uomo, e si conclude con un giudizio di eticità circa la bontà o meno di quell'intervento. Un compito importante e significativo, ma non privo di difficoltà, a motivo delll'influenza esercitata dalla cultura contemporanea sulle tematiche bioetiche.

Essi – ha detto il Papa – vanno incoraggiati, perché “il mondo attuale è segnato dal processo di secolarizzazione che, attraverso complesse vicende culturali e sociali, ha non soltanto rivendicato una giusta autonomia della scienza e dell'organizzazione sociale, ma spesso ha anche obliterato il legame delle realtà temporali con il loro Creatore, giungendo anche a trascurare la salvaguardia della dignità trascendente dell'uomo ed il rispetto della sua stessa vita”.

È interessante notare che, nonostante la sua diffusione, la secolarizzazione, nella forma del secolarismo radicale, cioè della chiusura polemica nei confronti dei valori religiosi, non soddisfa più gli spiriti maggiormente consapevoli ed attenti. Allora si aprono spazi possibili e forse nuovi per un dialogo proficuo con la società e non soltanto con i fedeli, specialmente su temi importanti come quelli attinenti la vita.

Per Benedetto XVI, dunque, il secolarismo non ha avuto la parola definitiva sul nostro mondo occidentale! Come mai? Egli spiega “nelle popolazioni di lunga tradizione cristiana rimangono presenti semi di umanesimo non raggiunti dalle dispute della filosofia nichilista, semi che tendono, in realtà, a rafforzarsi quanto più gravi diventano le sfide. Il credente, del resto, sa bene che il Vangelo ha una sintonia intrinseca con i valori inscritti nella natura umana. L'immagine di Dio è così profondamente impressa nell'animo dell'uomo che difficilmente la voce della coscienza può essere messa del tutto a tacere£.

C'è sempre del terreno buono in cui il seme attecchisce, germoglia e fa frutto. Anche uomini che non si riconoscono più come membri della Chiesa o che hanno perduto addirittura la luce della fede restano comunque attenti ai valori umani ed ai contributi positivi che il Vangelo può apportare al bene personale e sociale.

Nel caso della ricerca sul genoma umano, il pensiero cristiano, da una parte ne incoraggia gli sviluppi, da un'altra, ricorda che la dignità dell'uomo non si identifica con i geni del suo DNA e non diminuisce per l'eventuale presenza di diversità fisiche o di difetti genetici”. Contributo questo importante, che va direttamente contro l'ideologia di alcuni di far nascere figli perfetti, giungendo a sopprimere nella fase della gravidanza, quelli che presentano problemi di salute.

A questo riguardo, gli esami diagnostici prenatali diventano sempre più precisi ma, non di rado, concorrono ad affinare gli strumenti di morte. Infatti, quale sorte è riservata al figlio malato? Se, oggi, una parte della medicina, sembra assumere sempre più il volto di Erode, è necessario lavorare perché essa ritrovi pienamente il suo volto umano e la sua funzione umanizzante.

Ha ricordato Benedetto XVI: “Il principio di non discriminazione sulla base di fattori fisici o genetici è profondamente entrato nelle coscienze ed è formalmente enunciato nelle Carte sui diritti dell'uomo. Tale principio ha la sua fondazione più vera nella dignità insita in ogni uomo per il fatto di essere creato ad immagine e somiglianza di Dio (cfr Gn 1,26). L'analisi serena dei dati scientifici, peraltro, porta a riconoscere la presenza di tale dignità in ogni fase della vita umana, a cominciare dal primo momento della fecondazione”.

Occorre dunque dare nuovo slancio alla pastorale della salute, tenendo conto dell'aumentata mole di conoscenze diffuse dai media nella società e del più alto livello d'istruzione delle persone a cui ci si rivolge. Ha concluso il Papa: “Se manca un'istruzione adeguata, anzi una formazione adeguata delle coscienze, facilmente possono prevalere, nell'orientamento dell'opinione pubblica, falsi valori o informazioni deviate”.

Marco Doldi
18 Novembre 2005

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28 novembre 2005

 

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