Il Comitato Nazionale di Bioetica: l'ootide è vita umana individuale

Nelle prime ore dal concepimento, i 2 patrimoni genetici della madre e del padre non sono ancora fusi. Ma anche in questa fase iniziale, l'embrione (ootide) è vita umana individuale. Dal concepimento, il processo di sviluppo dell'uomo è continuo, senza salti nè interruzioni

Diffusa da qualche agenzia di stampa, la notizia non è stata praticamente ripresa da alcun quotidiano. “Avvenire” a parte, naturalmente. Eppure, quello fatto, pochi giorni fa, dal Comitato Nazionale di Bioetica è un intervento assolutamente autorevole sull'embrione umano.

La questione sembra solo scientifica, ma ha implicazioni etiche davvero rilevanti. Nel processo di fecondazione umana si è osservato che l'ovocita femminile, fecondato dallo spermatozoo maschile, presenta nelle primissime ore (dalle 16 alle 30) una fase in cui i due patrimoni genetici, quello proveniente dal padre e quello proveniente dalla madre, non sono ancora totalmente fusi. L'embrione a questo livello viene chiamato ootide; ora, alcuni, ritenevano che in questa fase iniziale si potesse intervenire per congelare l'embrione e, forse, anche per compiere la sperimentazione.

Il Comitato italiano di bioetica, invece, ha respinto questa posizione – 26 voti a favore e 12 contrari – perché l'ootide, anche chiamato zigote prensigamico, è vita umana individuale a pieno titolo e merita rispetto come l'embrione, anche se non è ancora avvenuta la fusione dei due patrimoni genetici in uno nuovo ed originale. Infatti, se il processo di maturazione non verrà interrotto, si organizzerà come fusione.

Così si è chiarito che, quando la legge 40 parla dell'embrione e della sua tutela, si riferisce anche alle fasi iniziali dello sviluppo. E, pertanto, a partire dal momento successivo alla fecondazione non è possibile fare distinzioni etiche di rilievo. La vita umana va rispettata fin dal primo istante della fecondazione.

La domanda circa l'identità umana dell'ootide nasce dal fatto che la vita prenatale è sempre maggiormente studiata e conosciuta: ogni sua fase viene monitorata. Se questa attenzione è doverosa, non si deve, però, dimenticare che il processo, che comincia con la fecondazione dei gameti, non conosce soluzioni di continuità.

E' importante sottolineare tre proprietà biologiche che caratterizzano questo processo di sviluppo: la coordinazione, la continuità, la gradualità. In tutto lo sviluppo dal formarsi dello zigote in poi, c'è un susseguirsi di attività molecolari e cellulari sotto la guida dell'informazione contenuta nel genoma e sotto il controllo di segnali originati da interazioni che si moltiplicano incessantemente ad ogni livello, entro l'embrione stesso e fra questo e il suo ambiente. Precisamente da questa guida e da questo controllo deriva l'espressione rigorosamente coordinata di migliaia di geni strutturali che implica e conferisce una stretta unità all'organismo che si sviluppa nello spazio e nel tempo (coordinazione).

Il nuovo ciclo vitale che inizia alla fertilizzazione procede- senza interruzione. I singoli eventi, per esempio: la replicazione cellulare, la determinazione cellulare, la differenziazione dei tessuti e la formazione degli organi, appaiono ovviamente successivi. Ma il processo in se stesso della formazione dell'organismo è continuo. E' sempre lo stesso individuo che va acquisendo la sua forma definitiva. Se questo processo si interrompesse, a qualsiasi momento, si avrebbe la morte dell'individuo umano (continuità).

La gradualità è la legge intrinseca al processo di formazione di un organismo pluricellulare. L'organismo acquisisce la sua forma finale attraverso il passaggio da forme più semplici a forme sempre più complesse. Questa legge della gradualità nell'acquisizione della forma terminale implica che l'embrione, dallo stato di una cellula in poi, mantenga permanentemente la sua propria identità e individualità attraverso tutto il processo.

Questi due ordini di dati, scientificamente esaminati, conducono ad un'unica conclusione, alla quale - in una logica biologica - non pare si possa sfuggire, cioè, che alla fusione dei gameti una nuova cellula umana, l'ootide, dotata di una nuova struttura informazionale, incomincia a operare come una unità individuale tendente alla completa espressione della sua dotazione genetica, che si manifesta in una totalità costantemente e autonomamente organizzantesi fino alla formazione di un organismo umano completo.

Così, se per precisione scientifica fino a ieri si distingueva lo zigote, la blastociste, la morula, l'embrione, il feto e, oggi, si distingue, prima di tutto, l'ootide, non si dimentichi che sono termini convenzionali per indicare la stessa realtà: l'uomo nella fase iniziale del suo sviluppo.

Marco Doldi
settembre 2005

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26 settembre 2005

 

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