![]() |
Il '900 è finito, lo sterminio di uomini noIn "Memoria e identità" il Papa parte dall'esperienza personale per riflettere sul diffondersi del male nel secolo scorso. E sulle minaccie attuali. Subdole e tremende, perchè avvallate dalle democrazie, sotto l'apparenza del beneAlì Agca sparò per uccidere: era un professionista e sapeva sparare. Però, “fu come se qualcuno avesse guidato e deviato il proiettile”. Giovanni Paolo per la prima volta apre il suo cuore per raccontare come andarono veramente le cose quel 13 maggio 1981. Lo fa nell'ultimo libro “Memoria e identità” (Rizzoli 2005)con l'aiuto di chi gli è stato sempre accanto, il segretario Stanislaw Dziwisz. Insieme ne parlano con semplicità, ma anche con meraviglia e stupore. “La pallottola trapassò il corpo del Santo Padre – dice mons. Dziwisz – ferendolo nel ventre, al gomito destro e all'indice sinistro”. Dopo gli spari, mentre Giovanni Paolo II si accasciava all'interno della papamobile, il segretario testimonia: “Domandai al Santo Padre: ‘Dove?'. Rispose: ‘Al ventre'. ‘Fa male?' ‘Fa male.' Trasferimmo immediatamente il Santo Padre nell'ambulanza e a grandissima velocità ci recammo al Policlinico Gemelli. Il Santo Padre pregava sottovoce. Poi, già durante il percorso, perse conoscenza”. Della vita o della morte del Papa decisero vari elementi; ad esempio, la questione del tempo: alcuni minuti in più per raggiungere l'ospedale, un piccolo ostacolo per la strada e sarebbe stato troppo tardi. Stanislaw Dziwisz non teme di dichiarare che in quella vicenda e nei mesi seguenti è stata visibile la mano di Dio. Una consapevolezza che ha manifestato anche il Santo Padre: “Stavo soffrendo e questo era un motivo per temere, nutrivo però una strana fiducia”. La mano di Dio. Che cosa significa? All'inizio del suo libro, Giovanni Paolo II afferma che nella nostra epoca il male è stato particolarmente evidente, ma Dio sempre ha posto un limite al dilagare del male, attraverso la redenzione operata dal Suo Figlio. Coloro che subiscono il male non possono far altro che affidarsi a Cristo e alla sua croce “fonte di autodifesa spirituale e promessa di vittoria”. La Redenzione costituisce il limite divino posto al male, perché in essa il male viene radicalmente vinto con il bene, l'odio con l'amore, la morte con la risurrezione. Alla luce della Redenzione la riflessione del Papa assume una prospettiva più ampia, perché considera non solo la propria vicenda personale, il tragico attentato in piazza S. Pietro – “praticamente ero ormai dall'altra parte”, confessa – ma anche il diffondersi del male nel secolo appena concluso. Soprattutto questo Egli ha conosciuto prima di salire sulla cattedra di Pietro: “Mi è stato dato di fare esperienza personale delle ideologie del male”. Il libro diviene così memoria dei fatti drammatici e della filosofia che li ha creati e sostenuti, una filosofia che ha radici lontane e si fonda nel pensiero del filosofo Cartesio. Proprio lui ha detto: “cogito, ergo sum”: penso, qundi sono, provocando un capovolgimento nel modo di percepire Dio e l'uomo. Infatti, nella filosofia perenne, il soggetto è subordinato alla realtà (esse): egli conosce e riconosce qualcosa che è già esistente; innanzitutto, Dio e, poi, tutti gli esseri creati. Cartesio operò un cambiamento non di poco conto perché tutto ciò che è – il mondo creato e Dio – rimangono nel campo del “cogito”, come contenuto della coscienza uamana. “Nella logica del ‘cogito, ergo sum' Dio si riduceva ad un contenuto della coscienza umana; non poteva più essere considerato come Colui che spiega fino in fondo il ‘sum' umano. Non poteva dunque rimanere– analizza Giovanni Paolo II – come il Creatore, Colui che dona l'esistenza, e anzi come Colui che dona se stesso nel mistero dell'Incarnazione, della Redenzione e della Grazia”. Insomma era rimasta soltanto l'idea di Dio, come tema di una libera elaborazione del pensiero umano. Fu un progresso del pensiero? Tutto il contrario. L'uomo restava solo: solo come creatore della propria storia e della propria civiltà; solo come colui che decide di ciò che è buono e di ciò che è cattivo, come colui che esisterebbe anche se Dio non ci fosse (etsi Deus non daretur). L'esito è stato tragico. “Se l'uomo può decidere da solo, senza Dio, ciò che è buono e ciò che è cattivo, egli può anche disporre che un gruppo di uomini debba essere annientato”. Decisioni di questo genere furono prese dal Terzo Reich, dal Partito Comunista in Unione Sovietica e nei Paesi soggetti all'ideologia marxista; così fu perpetuato lo sterminio dei cristiani in Russia, delle etnie Rom, degli Ucraini, dei Polacchi e degli Ebrei, ovunque. Questi fatti tragici appartengono al passato, ma le forme di crudeltà non sono ancora cessate. “Permane – ricorda Giovanni Paolo II – lo sterminio legale degli esseri umani concepiti e non ancora nati. E questa volta si di uno sterminio deciso addirittura da Parlamenti eletti democraticamente, nei quali ci si appella al progresso civile della società. Né mancano altre gravi forme di violazione alla Legge di Dio”, come le minaccie rivolte alla famiglia da chi vuole, ad esempio, che le unioni omosessuali siano riconosciute come forma alternativa alla famiglia e idonee ad adottare dei bambini. Marco Doldi www.genova.mpv.org 25 Feb. 2005
|