Famiglia patrimonio di tutti

Il "sì" personale e reciproco dell'uomo e della donna dischiude lo spazio per il futuro, per l'autentica umanità di ciascuno, e, al tempo stesso, è destinato al dono di una nuova vita. Perciò questo "sì" personale non può non essere un "sì" anche pubblicamente responsabile, con il quale i coniugi assumono la responsabilità pubblica della fedeltà. Nessuno di noi, infatti, appartiene esclusivamente a sé stesso: pertanto ciascuno è chiamato ad assumere nel più intimo di sé la propria responsabilità pubblica. Il matrimonio come istituzione è esigenza intrinseca del patto dell'amore coniugale. Poco importa che si dica che non si vuole intaccare la famiglia: riconoscere civilmente le unioni libere è istituzionalizzare e promuovere socialmente e culturalmente una nuova forma di vita parallela e concorrenziale al matrimonio

Sulla dottrina della legge naturale grava una vera e propria "leggenda nera", che il positivismo giuridico è andato costruendo tra Ottocento e Novecento: si tratterebbe di una prospettiva metafisica, dogmatica, fissista, ideologica, insensibile alla storia, sorda alle acquisizioni della scienza, scorrettamente eurocentrica... eppure, è difficile immaginare una teoria più intuitiva di quella che sostiene che esiste una sola legge morale, capace di parlare al cuore di tutti gli uomini.
Quando Rousseau definisce l'etica come «la scienza sublime delle anime semplici» (definizione in cui percepiamo l'eco di alcune tra le più belle parole evangeliche) fa evidentemente riferimento alla straordinaria capacità, di cui tutti gli uomini di buona volontà sono provvisti, di mettersi idealmente - se lo vogliono - dalla parte degli altri e di scoprire così che il mondo, visto con gli occhi altrui, non è poi tanto diverso da come lo si vede quando lo si guarda con i propri occhi: questa capacità (questa simpatia!) ha sempre costituito, per il senso comune, la prova migliore che il bene e il male che gli uomini sono in grado di introdurre nel mondo non dipendono da giudizi o da sensibilità soggettive, ma hanno una loro dura oggettività, anche se si incarnano nella storia nelle forme più articolate e diverse.

Ricevendo ieri i partecipanti al Convegno internazionale dedicato a La legge morale e naturale, organizzato a Roma dalla Pontificia Università Lateranense, Benedetto XVI ha nuovamente ribadito l'attenzione che il magistero della Chiesa ha sempre dedicato a questo tema. Quello della legge naturale non è propriamente un dogma (come la Trinità), né un principio della fede cristiana (come, ad esempio, la fede nella misericordia divina): è piuttosto un paradigma filosofico-teologico, assolutamente prezioso, che la Chiesa ha derivato dalla grande filosofia greca, perché è il paradigma che più di ogni altro riesce a rendere ragione, nella prospettiva dell'universale paternità creatrice di Dio, del vincolo di fraternità che unisce tutti gli uomini, vincolo che la Chiesa è chiamata insistentemente a ribadire. Siamo tutti fratelli, perché ci accomuna la stessa natura; dobbiamo vivere come fratelli, perché ci accomuna la stessa chiamata alla realizzazione del bene e alla battaglia contro il male; dobbiamo riconoscerci come fratelli, perché questo è il portato della nostra comune creaturalità.

La legge naturale non è deduzione logicistica di norme etiche da un'idea freddamente speculativa di Dio presente nel nostro intelletto, ma la scoperta di una forza vivificante che già portiamo dentro di noi e che può animarci alla realizzazione del comune bene umano. Negare la presenza in noi di questa forza significa negare, contro ogni evidenza, ogni possibilità di comunicazione morale tra gli esseri umani. Il rispetto della legge naturale, ha sostenuto il Papa, è quindi compito primario di tutte le legislazioni (per quanto diversamente esse possano configurarsi nella storia). Questo rispetto, prima ancora che il mero consenso, è il fondamento di legittimità delle leggi dello Stato, è «il solo valido baluardo contro l'arbitrio del potere o gli inganni della manipolazione ideologica».
In tal senso, ha spiegato il Papa, ogni norma positiva che, per assecondare desideri e interessi privati, anziché il bene umano, vada contro la legge naturale è intrinsecamente ingiusta e attiva ulteriori ingiustizie, perché è norma che ferisce la verità dell'uomo (e nello stesso tempo sovverte la volontà di Dio; ma il progetto di Dio per quel che concerne l'uomo non ha altro contenuto che questo: la completa realizzazione del bene umano oggettivo).
I rapidi, ma densi riferimenti che Benedetto XVI ha fatto alla famiglia, come fondamento naturale della dimensione sociale dell'uomo, hanno quindi la valenza di un'esortazione antropologica, che ci auguriamo non venga riduttivamente letta con esclusivo riferimento alle dispute che lacerano in questi giorni la società italiana.

Francesco D'Agostino
Avvenire
13 Febbraio 2007

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8 Gennaio 2007

 

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