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Lo studio dell'embrione ci avvicina a Dio“per l'intelligenza umana sembra sia diventato troppo arduo rendersi conto che, guardando il creato, ci si incontra con l'impronta del Creatore. In realtà, chi ama la verità – ecco l'assoluta novità - dovrebbe percepire che la ricerca su temi così profondi ci pone nella condizione di vedere e anche quasi di toccare la mano di Dio” Benedetto XVII giornali hanno riportato la vicenda di una coppia di Cagliari, portatrice sana di anemia mediterranea, che è ricorsa per motivi di sterilità alla fecondazione assistita. Avvenuto il concepimento in vitro, prima di procedere all'impianto nel grembo della madre, i genitori hanno domandato di effettuare il test per stabilire lo stato di salute degli embrioni, così da stabilire se fossero sani o malati. La richiesta è doppiamente in contrasto con la legge: la coppia può sospendere in qualsiasi momento l'iter della fecondazione, ma non dopo che è avvenuto il concepimento; inoltre, come ha ribadito la Corte Costituzionale , il test preimpianto è vietato. Gran parte del dibattito bioetico contemporaneo, soprattutto in questi ultimi anni, si è concentrato attorno alla realtà dell'embrione umano, sia egli considerato in se stesso oppure in relazione all'agire degli altri esseri umani nei suoi confronti. Qui troviamo la adeguata risposta etica al rifiuto di una diagnosi che avrebbe come esito la distruzione anche solo di un embrione umano. “Diventa perciò ineludibile – afferma la Pontificia Accademia per la Vita - affrontare un quesito di fondo: Chi o cosa è l'embrione umano?". Risposta adeguata, almeno in prima istanza, è quella che proviene dalla scienza, sempre più aggiornata, che ci consente di conoscere in gran dettaglio i diversi processi attraverso i quali un nuovo essere umano inizia la sua esistenza. Il momento che segna l'inizio della esistenza di un nuovo essere umano è rappresentato dalla penetrazione dello spermatozoo nell'ovocita. La fecondazione induce tutta una serie di eventi articolati e trasforma la cellula uovo in zigote, realtà assolutamente originale rispetto alla madre. L'embrione è intrinsecamente orientato a svilupparsi secondo la differenziazione delle cellule e verso un'acquisizione di complessità e non può regredire su stadi già percorsi. Tal progresso è continuo, graduale e coordinato da un preciso progetto interno. In conclusione, le più recenti osservazioni scientifiche attestano che l'embrione umano ancorché nella fase che precede l'impianto è: “un essere della specie umana; un essere individuale; un essere che possiede in sé la finalità di svilupparsi in quanto persona umana ed insieme la capacità intrinseca di operare tale sviluppo”. Questi risultati scientifici vengono attentamente assunti in una riflessione più ampia, perché la scienza da sola non può dire tutta la verità sull'uomo. Ponendo la questione della verità integrale si vuol dire che non si può ritenere razionale e definitivo soltanto ciò che può essere oggetto di esperimento e di verifica. Il reale, per essere adeguatamente percepito, richiede l'impegno di altre discipline, come la filosofia. Lungi dall'essere retaggio del passato o passione per pochi, essa interpreta i dati della scienza offrendo una visione liberante dell'uomo: egli non è solo cellule; è “qualcosa” di più! I dati della scienza permettono alla filosofia di affermare che l'embrione - quel minuscolo puntino - possiede già l'essere persona, che è proprio di ogni appartenente alla natura umana. Naturalmente, l'essere persona si manifesterà gradatamente e in diverso modo lungo tutto l'arco della vita. In tal senso sembra non esserci alcun contrasto tra le conclusioni scientifiche e l'antica opinione dell'animazione immediata dell'essere umano che viene all'esistenza. La fecondazione non è solo un fatto biologico e neanche semplicemente un fatto umano: è evento religioso, perché continua la creazione dell'uomo ad immagine e somiglianza di Dio. Non può essere trascurata la dimensione religiosa dell'essere umano, che lentamente prende forma. Parlando a ricercatori, Benedetto XVI ricordava una debolezza, ma anche una potenzialità del nostro tempo. Nonostante progredite conoscenze, “per l'intelligenza umana sembra sia diventato troppo arduo rendersi conto che, guardando il creato, ci si incontra con l'impronta del Creatore. In realtà, chi ama la verità – ecco l'assoluta novità - dovrebbe percepire che la ricerca su temi così profondi ci pone nella condizione di vedere e anche quasi di toccare la mano di Dio” (Discorso, 27/02/06).
Marco Doldi www.genova.mpv.org 25 Ottobre 2006
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