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Le nuove sfide della bioetica: la ragione va ascoltataLa ragione permette di trovare un'adeguata risposta alle sfide del nostro tempo, senza scomodare alcun credo religioso. Questo non significa indifferenza o negazione di Dio, ma capacità di individuare autonomamente le vie del bene, della giustizia sociale e capacità di porre i mezzi per raggiungerle. E' un inganno quello che vogliono farci credere che la ragione è alternativa a Dio.Nell'attuale scenario italiano stanno prendendo forma alcuni temi sociali ed etici, che, seppure diversi per fisionomia, richiedono di essere affrontati con uno sguardo comune, quello della laicità. Essa permette di trovare un'adeguata risposta a sfide del nostro tempo, senza scomodare alcun credo religioso. Questo non significa indifferenza o negazione nei confronti di Dio, ma – lo ha insegnato il Concilio – capacità di individuare autonomamente le vie del bene, della giustizia sociale e capacità di porre i mezzi per raggiungerle. La laicità agisce con lo strumento che le è proprio: la ragione, dono fatto da Dio all'uomo per renderlo capace di governare il mondo, trovando di volta in volta le soluzioni più adatte. La ragione è, primariamente, un'attività spirituale dell'uomo, che guida sia la ricerca di senso della vita, sia le scelte per condurre un'esistenza umana. Essa permette di rispondere alla domanda sul bene da farsi nelle singole circostanze, perché partecipa della spiritualità dell'uomo. Le strategie, che la ragione propone, sono di origine spirituale e già da sé rivelano che nell'uomo c'è qualcosa di grande. La ragione, per così dire, sa che l'uomo e la consistenza delle relazioni vanno spiegati non solo a livello di dimensione fisica, ma anche a quel livello, più ad ampio respiro, che è la dimensione trascendente. La ragione si muove in questa complementarietà di vedute. In nome della spiritualità la ragione esprime un progetto sull'uomo e sulla donna: chiamati a realizzare sé stessi, divenendo dono nella complementarietà. In nome della fisicità, la ragione indica che la dimensione corporale manifesta l'interiorità; declinando nelle diverse circostanze la dimensione del dono. Al riguardo, ad esempio, la sessualità è qualcosa di più che un sentimento, è qualcosa di più che una scelta di orientamento; è strumento di amore autentico nella complementarietà dei sessi e nell'apertura alla vita. Ancora, la ragione insegna che la vita umana è un bene per il singolo e per la società: se non può essere prolungata inutilmente, neanche può essere uccisa. In tal senso, la ragione è capace di indicare la verità, non come qualcosa di freddo o lontano, ma come ciò che appartiene all'uomo, insieme alla sua interiorità e alla sua fisicità. Nell'insegnare ciò che è bene, essa smaschera le false soluzioni, dettate dalla convenienza o dovute all'oblio del progetto. Ecco alcuni esempi. In questi giorni, una città italiana ha istituito ufficialmente un registro per le unioni omosessuali, equiparandole così alla famiglia. I politici hanno ritenuto che, non semplicemente l'orientamento, ma l'esercizio omosessuale della sessualità sia ininfluente per la vita sociale. Ma la ragione reagisce! La società, senza discriminare alcuno dei suoi membri, ha tutto il diritto di indicare che la famiglia è per lei un bene prezioso, perché la compresenza dell'uomo e della donna e la loro complementarietà esprime il vertice del progetto insito nella natura dell'uomo, al punto che solo la loro unione è l'ambito migliore per generare un terzo, pari in dignità, e per crescerlo ed educarlo. La ragione invita a non tagliare non solo il ramo su cui si è seduti – tutti proveniamo dall'unione di un uomo e di una donna! – ma, addirittura, a non segare quell'albero, che è la società stessa. Analogamente, si deve considerare falsa soluzione l'equiparazione delle convivenze alle unioni matrimoniali. A meno di non creare discriminazioni, è secondo giustizia umana che se un uomo e una donna scelgono di vivere il progetto del reciproco dono con l'impegno di un atto pubblico quale è il matrimonio, godano di una situazione di favore. La ragione insegna che l'uomo ha diritti, perché ha dei doveri. Unirsi in matrimonio comporta l'impegno a prendersi stabilmente cura dell'altro, del proprio coniuge e dei figli. La cura è l'esercizio più alto dell'essere uomini, anche solo perchè indica il superamento della ricerca del proprio tornaconto. Seguendo la ragione, la società italiana, nella sua Costituzione, ha dato singolare stabilità alla famiglia, fondata sul matrimonio: per quello che è e per quello che realizza. Ora, equiparare le libere unioni alle famiglie, significa promuovere le prime e umiliare le seconde. Anche il tema dell'eutanasia, doverosamente oggetto di ampio dibattito, va affrontato secondo ragione: se il progetto interiore impegna singolo e società nella cura della vita, pur nella consapevolezza che la persona è più grande, si deve vigilare attentamente. Per evitare, ad esempio, di intervenire chirurgicamente con interventi, che condannano ad un'esistenza penosa o, al contrario, togliendo un sostegno come quello della respirazione artificiale, che rientra nel prendersi cura, e la cui omissione provoca la morte. In ambiti così diversi la ragione umana permette di trovare la verità sull'uomo, permette di viverla mediante l'ascolto della legge naturale, sapientemente espressa dal diritto positivo.www.genova.mpv.org 8 Gennaio 2007
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