Liguria, la regione distribuisce la pillola

La regione più vecchia e sterile d'Europa non trova di meglio che distribuire la RU 486. Scavalcando (legalmente?) una sperimentazione nazionale in corso, e nonostante i sempre maggiori allarmi sull'uso della pillola abortiva. La nuova giunta regionale ha un piano per il futuro della Liguria, o obbedisce all'ideologia?

Davvero grave è la scelta della Regione Liguria di introdurre la regolamentare distribuzione della RU 486 nelle strutture sanitarie locali. La decisione è stata approvata con il sostegno dei DS, del Pdci, di Rifondazione, di Italia dei valori, di Verdi e di parte della Margherita; l'assessore della Sanità, Claudio Montaldo, ha annunciato che presto emanerà le linee guida con le direttive concrete per le ASL.

La scelta è motivata, probabilmente, dal fatto che l'aborto chimico costa meno rispetto a quello chirurgico e, pertanto, rappresenta un risparmio per la struttura pubblica. Un altro motivo a favore della scelta può essere che l'aborto, provocato dal farmaco letale, è meno invasivo per la donna. Ma, nonostante questo, vorremmo con rispetto e serenità porre tre domande alle nostre Istituzioni locali.

Ci sono alcuni punti sui quali occorre seriamente riflettere. In America, dove il farmaco abortivo è diffuso da tempo, la Food and Drug Administration (FDA), responsabile della commercializzazione, e produttori del farmaco (Danco Laboratories) hanno ricevuto numerose denunce di infezioni batteriche, emorragie pesanti, dolori addominali insostenibili, continui e protratti, nonché cinque casi di morte, tanto da costringere a correggere il foglietto illustrativo della RU 486.

E' stata, inoltre, presentata una petizione per toglierla dal mercato. Afferma Ilaria Maffeo (“Il Pensiero Dominante” Novembre 2005) che “il mifepristone scatena più di un effetto collaterale. Studi hanno dimostrato che rende le donne vulnerabili all'infezione da parte del Clostridium Sordellii , un comune batterio normalmente escluso dal canale cervicale, ma che può entrarvi a seguito dei cambiamenti indotti dal farmaco a livello del collo uterino, nutrendosi dei tessuti embrionali in decomposizione. La RU 486, inoltre, ha effetti generalizzati di immunosoppressione, che comportano risposte meno efficaci da parte dell'intero organismo contro gli agenti patogeni. Va poi considerato che la donna, assunto il farmaco e scaduto il periodo di osservazione, viene mandata a casa, dove può verificarsi l'espulsione dell'embrione in mancanza di assistenza”. Sono documentate numerose storie personali di donne, che testimoniano di aver sofferto dolori indescrivibili, stentando persino a respirare, con gravi perdite di sangue, cui temevano di non sopravvivere.

Davanti a questi possibili rischi, domandiamo, perché la Giunta regionale ha scartato la necessaria sperimentazione e la prolungata osservazione?

La legge 194 “ riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”; questa è la posizione dell Stato italiano che, potremmo pensare a malincuore, accetta che si possa intervenire per sopprimere una vita umana, ma ne regola i passaggi.

La legge è stata voluta, principalmente, non per diffondere l'aborto, ma per arginare gli aborti clandestini, una vera piaga per la salute della donna. Nel contempo, lo Stato chiede che si promuova un impegno per aiutare la madre a superare le difficoltà, che la inducono ad abortire.

La scelta di introdurre l'aborto chimico nella nostra Regione è un consolidare una scelta di morte; che cosa fanno le Istituzioni locali per aiutare la donna a tenere il figlio?

Di conseguenza, un'altra riflessione. La giunta ha dichiarato che avvierà “una campagna di prevenzione (dell'aborto, ndr) che passi anche attraverso la diffusione della cultura della contraccezione” (“Il Secolo” 07/12/05). Ora, a ben rifletterci, aborto e contraccezione appartengono alla medesima “cultura” antivita; entrambi infatti sono posti o per evitare un concepimento o per evitare lo sviluppo di un essere umano.

I contraccettivi o gli abortivi chimici possono essere assunti in svariate situazioni. Non siamo lontani dal vero, pensando che, i maggiori utenti siano i giovani, che, così ,vivono una sessualità occasionale e poco progettuale. Una sessualità sempre più staccata da un impegno d'amore fedele e da un'apertura della vita, secondo la verità dell'atto intimo. I contraccettivi e gli abortivi si mettono al servizio di questa concezione superficiale della vita.

Quali saranno le ricadute a lungo termine di tale cultura? Ovviamente saranno negative e ci vorrà un notevole impegno personale e comunitario per ridare ai giovani fiducia nei confronti della vita, per renderli generosi nel servizio della trasmissione della vita. Le Istituzioni non possono disattendere la responsabilità di condurre le nuove generazioni all'assunzione responsabile della sessualità e alla consapevolezza del valore sociale della paternità e della maternità.

Soprattutto, in Liguria dove nascono pochi bambini: di questo non si può essere contenti. E, allora, quale opera educativa la Regione intende svolgere per comunicare ai giovani il valore pieno della sessualità e quello della procreazione?

Abbiamo fiducia che le nostre Istituzioni si porranno con responsabilità queste ed altre domande, poste per il bene comune e il futuro della società.

Marco Doldi
12 dicembre 2005

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22 dicembre 2005

 

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