Regione Liguria: dopo la pillola, ecco i PACS

La famiglia garantisce alla società civile la propria continuazione nella storia. Equipararla qualunque altra convivenza umana, significa offuscarla e, nel caso, non troppo remoto, delle unioni omosessuali, significa umiliarla. Se il legislatore ritiene, a ragione o a torto, di conferire riconoscimenti nuovi ad altre forme di convivenza umana, perché non lascia fuori la famiglia? Ancora di più: quale esigenza sociale determina un tale equiparamento?

Un solo articolo, ma fa molto riflettere. La Regione Liguria sta preparando una legge sul coordinamento dei servizi sociali e sanitari: sarebbe la prima legge regionale in Italia ad affrontare il tema dell'integrazione dei servizi sociali con quelli sanitari. Con talune novità: l'istituzione di un fondo di diversi milioni di euro per la non autosufficienza, ad esempio degli anziani; la creazione di una ventina di distretti sociosanitari per coordinare i servizi delle Asl e dei comuni; il potenziamento del terzo settore con la consegna di ruoli specifici nella programmazione.

Se tutte queste finalità sono certamente positive in ordine ad una società maggiormente solidale e rispecchiano anche la situazione della nostra Regione, tuttavia non si può non evidenziare un segnale d'allarme. Si legge, infatti, nel disegno di legge: “gli interventi ed i servizi destinati alla famiglia, così come individuata dall'articolo 29 della Costituzione, sono estesi ai nuclei di persone legate da vincoli di parentela, affinità, adozione, tutela ed altri vincoli solidaristici, purchè aventi una convivenza abituale e continuativa nello stesso Comune”.

Come è noto, la Costituzione italiana , a cui ci si riferisce, recita: “ la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”(art. 29). Così l'articolo del disegno di legge in questione potrebbe configurarsi come un emendamento alla Costituzione del nostro Paese. In parole semplici: è famiglia non più, solo, quella fondata sul matrimonio, ma qualunque convivenza abituale e continuativa; come ad esempio i nuclei di parentela o le unioni di fatto, comprese quelle tra persone dello stesso sesso.Il provvedimento, che ha un precedente in una decisione analoga della Regione Puglia, suscita davvero perplessità.

In Liguria il legislatore ha dichiarato che l'obiettivo prefissato è quello di assicurare a tutti i cittadini, in particolare a quelli più fragili, un sistema di protezione equo e sostenibile; perché il figlio di una coppia non sposata non dovrebbe avere le stesse tutele di un bambino nato all'interno di una coppia sposata? La Regione vuole tutelare anche il bambino figlio di genitori non sposati, il quale ha gli stessi diritti del figlio di una coppia sposata.

E, al fine di dare un fondamento all'iniziativa politica, viene richiamato il principio di sussidiarietà sociale. Ora, tanti parlano di sussidiarietà, ma non tutti la intendono correttamente. Si sa che il concetto nasce dal pensiero sociale cristiano, che ha inteso bilanciare i ruoli dello Stato e quelli delle comunità inferiori. Il principio prevede che una società di ordine superiore non deve interferire nella vita interna di una società di ordine inferiore, privandola delle sue competenze, ma deve semmai sostenerla in caso di necessità in vista del bene comune ( cfr “Catechismo della Chiesa Cattolica, 1884).

La sussidiarietà ha certamente uno scopo solidale, ma pone anche un preciso limite allo Stato: questi non deve provvedere a tutto! È giusto che lo Stato riconosca alla coppia, che non ha voluto contrarre matrimonio, i medesimi diritti di chi si è sposato? È giusto che si sostituisca a chi può, ma non vuole far propri diritti e doveri del matrimonio? Dichiarare di voler dare a tutti i bambini uguali opportunità è una cosa ottima; tuttavia un ammistratore dello Stato non può dimenticare il significato della scelta di coloro che hanno consapevolmente escluso dalla loro unione qualunque dimensione sociale.

Inoltre, un'altra perplessità nasce dal voler equiparare al matrimonio naturale qualunque altra convivenza solidale. Noi riteniamo che la famiglia, fondata sul matrimonio, sia un autentico valore e che abbia prerogative assolutamente uniche e singolari. Se essa, a volte deve essere aiutata, certamente dà molto di più allo Stato e alla comunità degli uomini. Equipararle qualunque altra convivenza umana, significa offuscarla e, nel caso, non troppo remoto, delle unioni omosessuali, significa umiliarla. Se il legislatore ritiene, a ragione o a torto, di conferire riconoscimenti nuovi ad altre forme di convivenza umana, perché non lascia fuori la famiglia? Ancora di più: quale esigenza sociale determina un tale equiparamento

Qualunque politica sociale deve porre in cima alla lista delle priorità l'aiuto economico verso la famiglia, di cui sappiamo che in Liguria è sensibilmente aumentata la povertà materiale e la non autosufficienza.

In attesa che la discussione, segnata dalle posizioni degli opposti schieramenti politici, continui, confidiamo in una ampia e responsabile riflessione. Potrebbero essere utili le parole del Papa che, ricevendo in gennaio gli amministratori della Regione Lazio ha ricordato: “è un grave errore oscurare il valore e le funzioni della famiglia legittima fondata sul matrimonio, attribuendo ad altre forme di unione impropri riconoscimenti giuridici, dei quali non vi è, in realtà, alcuna effettiva esigenza sociale”.

Marco Doldi
marzo 2006

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28 marzo 2006

 

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