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Procreazione assistita: verso il referendum“La decisione dei Democratici di sinistra
di sottoscrivere la richiesta di referendum abrogativo della legge
sulla procreazione assistita è un atto politico di notevole
rilevanza per ciò che presuppone in termini di cultura politica
e di visione antropologica”. Con queste parole Marco Oliveto
da “Europa” - quotidiano della Margherita - (21/07/04)
ha dato il via ad un interessante dibattito che, soprattutto negli
interventi seguenti, ha permesso di cogliere le diverse anime degli
abrogatori della legge, approvata da pochi mesi. Avendo, ingiustamente, rifiutato che la ragione umana possa con le sue forze raggiungere ed indicare ciò che è il bene per l’uomo, in quanto scaturisce dalla verità permanente della persona, si è giunti all’autodeterminazione individuale: ha valore di bene solo quello che io scelgo come tale. Questo si chiama relativismo etico e postula che ogni opinione in campo morale contenga la stessa verità, in quanto definita dal soggetto. Relativismo etico non va confuso con la libertà
di pensiero che è quella facoltà responsabile, di
cui ciascuno gode per esprimere la propria posizione su questioni
cruciali del nostro tempo. A differenza di quanto possa sembrare,
la libertà di pensiero comporta una notevole responsabilità
per la persona, perché questa, lungi dal dire meramente quello
che pensa, comporta che le sue affermazioni siano confrontate ancora
una volta con la bellezza e l’unicità del bene. È
libertà di pensiero opporsi ad un governo tiranno, non semplicemente
perché è antipatica la figura del dittatore, ma, più
profondamente, perché i suoi atti e le sue decisioni contrastano
con l’oggettivo bene comune della persona e dei popoli. Qualche volta, a dire il vero si sono indicati anche i punti, che sarebbero lesivi, della coppia e della donna. Li conosciamo bene, perché, in sede di discussione, sono stati oggetto di dure e spietate critiche. Sarebbero, così, da abrogare il divieto alla fecondazione eterologa, cioè all’inserimento di altre figure genitoriali all’interno della famiglia, il divieto alla crioconservazione, per evitare il problema, aperto agli inizi degli anni ’80 degli embrioni in esubero: oggi sono centinaia di migliaia abbandonati in strutture pubbliche e private e ci si domanda come tutelare la loro dignità, il vincolo al numero massimo di embrioni fecondati, per evitare quelli in esubero. Ora, in questo caso, la libertà di pensiero
e di azione si esercita ponendosi dalla parte della coppia che desidera
avere un figlio, ma anche di tutti i soggetti coinvolti nella fecondazione,
a cominciare dall’embrione umano. Questa è democrazia
e sicurezza di bene comune, esattamente quello che anima lo spirito
della legge. Nella fecondazione assistita protagonista non è
solo la coppia o, semplicemente, la donna, secondo la visione femminista
degli anni ’70. Sono l’essere umano nella sua fase iniziale,
a cui va riconosciuto il rispetto di persona, il medico, che può
anche decidere di non proseguire le tecniche, quando avverte qualche
fatto preoccupante, ad esempio, nelle richieste dei genitori. MARCO DOLDI |