Procreazione assistita: verso il referendum

“La decisione dei Democratici di sinistra di sottoscrivere la richiesta di referendum abrogativo della legge sulla procreazione assistita è un atto politico di notevole rilevanza per ciò che presuppone in termini di cultura politica e di visione antropologica”. Con queste parole Marco Oliveto da “Europa” - quotidiano della Margherita - (21/07/04) ha dato il via ad un interessante dibattito che, soprattutto negli interventi seguenti, ha permesso di cogliere le diverse anime degli abrogatori della legge, approvata da pochi mesi.
Tralasciamo le dimensioni costituzionali della discussione per concentrarci sulla rilevanza politica ed antropologica dei quesiti referendari. Se il referendum è uno strumento tipico di un sistema democratico, non si può negare che esso possa essere strumentalizzato e divenire per gli elettori una chiamata a confermare la propria adesione ad un determinato schieramento politico.
In realtà esso dovrebbe essere espressione democratica della sovranità popolare ed esercizio della coscienza individuale di ciascuno. Se questo è il valore di ogni convocazione referendaria, non si può dimenticare che oggi la consistenza etica della coscienza è, per certi versi, allarmante.

Avendo, ingiustamente, rifiutato che la ragione umana possa con le sue forze raggiungere ed indicare ciò che è il bene per l’uomo, in quanto scaturisce dalla verità permanente della persona, si è giunti all’autodeterminazione individuale: ha valore di bene solo quello che io scelgo come tale. Questo si chiama relativismo etico e postula che ogni opinione in campo morale contenga la stessa verità, in quanto definita dal soggetto.

Relativismo etico non va confuso con la libertà di pensiero che è quella facoltà responsabile, di cui ciascuno gode per esprimere la propria posizione su questioni cruciali del nostro tempo. A differenza di quanto possa sembrare, la libertà di pensiero comporta una notevole responsabilità per la persona, perché questa, lungi dal dire meramente quello che pensa, comporta che le sue affermazioni siano confrontate ancora una volta con la bellezza e l’unicità del bene. È libertà di pensiero opporsi ad un governo tiranno, non semplicemente perché è antipatica la figura del dittatore, ma, più profondamente, perché i suoi atti e le sue decisioni contrastano con l’oggettivo bene comune della persona e dei popoli.
Davanti all’attuale legge sulla procreazione medicalmente assistita è più che legittimo esercitare la libertà di pensiero, ma nella sua forma più alta, come abbiamo indicato. Il sapore di tanti interventi che sono seguiti su “Europa” era quello di voler contestare semplicemente perché la legge non lascia liberi di fare tutto; per questo essa sarebbe oscurantista, la più dura d’Europa, etc.

Qualche volta, a dire il vero si sono indicati anche i punti, che sarebbero lesivi, della coppia e della donna. Li conosciamo bene, perché, in sede di discussione, sono stati oggetto di dure e spietate critiche. Sarebbero, così, da abrogare il divieto alla fecondazione eterologa, cioè all’inserimento di altre figure genitoriali all’interno della famiglia, il divieto alla crioconservazione, per evitare il problema, aperto agli inizi degli anni ’80 degli embrioni in esubero: oggi sono centinaia di migliaia abbandonati in strutture pubbliche e private e ci si domanda come tutelare la loro dignità, il vincolo al numero massimo di embrioni fecondati, per evitare quelli in esubero.

Ora, in questo caso, la libertà di pensiero e di azione si esercita ponendosi dalla parte della coppia che desidera avere un figlio, ma anche di tutti i soggetti coinvolti nella fecondazione, a cominciare dall’embrione umano. Questa è democrazia e sicurezza di bene comune, esattamente quello che anima lo spirito della legge. Nella fecondazione assistita protagonista non è solo la coppia o, semplicemente, la donna, secondo la visione femminista degli anni ’70. Sono l’essere umano nella sua fase iniziale, a cui va riconosciuto il rispetto di persona, il medico, che può anche decidere di non proseguire le tecniche, quando avverte qualche fatto preoccupante, ad esempio, nelle richieste dei genitori.
Insomma, occorre comprendere ed apprezzare l’art. primo della legge, che tutelando la dignità dell’embrione, motiva i divieti seguenti, i quali, se possono sembrare una limitazione dell’autodeterminismo della coppia, permettono l’esercizio della vera libertà, che non è mai ottenuta contro i più deboli. Colpisce che qualcuno nel corso del dibattito abbia introdotto il fatto che l’embrione ha dignità solo quando non entra in contrasto con il bene della donna: con questa convinzione restiamo fermi di trent’anni, all’epoca dell’introduzione dell’aborto.

MARCO DOLDI

www.genova.mpv.org

ultimo aggiornamento 31/07/2004

 

il sito ufficiale dei giovani del Movimento per la Vita di Genova e della Liguria

 

scrivici!!!