I radicali e la logica (e l'aberrazione) dei referendum (e dei giornali)

E' sleale il comportamento di chi, volendo salvaguardare una legge democraticamente votata dal parlamento, decide legittimamente di non andare a votare? E le bugie di chi sfrutta il referendum come strumento di sopravvivenza politica? Due appassionate mail di Michele, di sinistra, che svela le ingannevoli strategie dei referendari e il conformismo dei mass-media che le sostengono

Sono  di sinistra,  ma al referendum sulla  legge 40 mi asterrrò perchè spero che non venga raggiunto  il quoziente e il referendum fallisca. L'argomento secondo il quale questo comportamento  sarebbe  "sleale" perchè chi è contro il sì dovrebbe votare no è ingenuo. Presuppone un "necessario" impegno di chi è invece legittimamente indifferente all'esito del referendum, oppure non lo capisce, oppure ha interesse che fallisca. Ma si sa che  i promotori del referendum sono innanzitutto dei furbini.  Basti pensare ai radicali. Costoro  non  hanno un vero interesse all'argomento della legge 40, ma al referendum in  sè stesso come occasione di protagonismo e di  eventuale successo di bottega. Per raggiungere questo  risultato ricorrono alla grande menzogna della ricerca scientifica sulle cellule staminali  esibendola come rimedio ai malanni di milioni di persone, con  ciò sorprendendo  la buonafede pubblica. L'adesione che vantano  del mondo  scientifico sorvola sull'interesse  tutt'affatto professionale  dei ricercatori che prescindono  da  qualsiasi altro problema  etico-politico. Da questo punto di  vista i  radicali fanno danni. Sull'onda dell'ultima pronuncia del Papa Benedetto XVI   in materia di  mezzi  di  comunicazione, sarebbe il caso che lo stato smettesse di finanziare radio radicale che usa  il denaro del finanziamento per fini di bottega. Sono di sinistra e spero che questo sia un  punto da inserire  nel prossimo programma di Prodi.

Michele
ambix2@yahoo.it
Maggio 2005

Una settimana dopo, riceviamo un'altra mail da Michele. Eccola.

E' vero che i giornali non pubblicano le  lettere degli astensionisti. Temono che facciano proseliti. Ricevo  spesso mail da un tal Iacopino e oggi gli ho risposto così.

" Caro Iacopino, non c'è nulla di più farisaico del tentativo da parte dei sostenitori del referendem di convincere i propri avversari che sia "leale" andare a votare "no". Lo scopo è quello di raggiungere il quorum, sicuri che in tal caso trionferà il fanatismo dei "sì". Il timore è che il quorum non si raggiunga e che quindi l'abrogazione della legge risulti inutilmente e chiaramente pretesa da una minoranza.
Ti vorrei invitare a mettere da parte questa  spudorata furbata e seguire il mio ragionamento,  così poi mi dai un parere. Personalmente desiderio che il referendum fallisca e so che andranno a votare "soprattutto" quelli che diranno "sì". So però che c'è la condizione che i "sì" vinceranno se si raggiungierà il quorum. Ciò posto, caro furbo, consigliami come comportarmi per raggiungere il MIO scopo, non il TUO.
Per quanto riguarda la riforma dell'art.75  della Costituzione (che tu auspichi), anche secondo me andrebbe riformato. Infatti nel caso di cittadini che richiedano l'abrograzione di una legge, essi, secondo me, dovrebbero dimostrare di essere la maggioranza degli elettori (il 50% +1), per smentire la presunzione democratica che la precedente approvazione di quella legge in parlamento sia avvenuta in nome della maggioranza del Paese.
Invece secondo te, caro Iacopino, un Capezzone qualunque dovrebbe poter far saltare una legge portando a votare quattro gatti debitamente catechizzati.
Già attualmente, se il 50% +1 dei cittadini va a votare e i "sì" sono il 25%+1 una legge viene abrogata. A te sembra giusto e democratico?
Lo so che non te ne fotte niente della logica e mi adeguo.
Darò il mio microscopico contributo a far fallire questo papocchio"
 

Michele
ambix2@yahoo.it
Maggio 2005

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21 Maggio 2005

 

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