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Ragionando sulla vicenda di Eluana EnglaroLa vicenda di Eluana Englaro riguarda tutti noi. Sia perché sarebbe la prima volta in Italia che una persona viene fatta morire di fame e di sete, sia perché il suo caso viene usato per promuovere una legge sul testamento biologico che altrimenti, se affrontata razionalmente, non sarebbe nel sentire del popolo italianoLa vicenda di Eluana Englaro riguarda tutti noi. Sia perché sarebbe la prima volta in Italia che una persona viene fatta morire di fame e di sete, sia perché il suo caso viene usato per colpire emotivamente l'opinione pubblica per promuovere una legge sul testamento biologico che altrimenti, se affrontata razionalmente, non sarebbe motivata dal sentire del popolo italiano. La sentenza della Corte d'Appello di Milano che consente al padre di staccare il sondino di alimentazione si basa sulla ricostruzione di una presunta volontà di Eluana. La ragazza avrebbe preferito morire piuttosto che vivere paralizzata - affermazione peraltro da cui dissentono le testimonianze di due amiche e del professore di filosofia. In ogni caso, la morte di Eluana passerà attraverso quindici giorni di agonia per mancanza di acqua e di cibo. Eluana ha mai detto di preferire questo “passaggio”? Non è questa un'eutanasia mascherata, un passo fondamentale e necessario da fare verso il traguardo ideologico della legalizzazione della “dolce morte” – il tutto sulla pelle di una donna che non può far sentire la propria voce? Dare cibo ad una persona, anche se attraverso un sondino gastrico, non è accanimento terapeutico. Infatti, una volta tolto il sondino, per la morte di Eluana saranno necessarie due settimane di agonia. E la morte sarà per fame e sete. Non per altro. Inoltre, le consocenze mediche sullo stato vegetativo permanente sono tuttora limitate, come dimostrano le invocazioni al miracolo quando si verificano casi di “risvegli” anche dopo anni di incoscienza. Desumere la volontà di una persona da sue vaghe affermazioni passate non è sufficiente per poter disporre di alcun suo bene materiale. Ad esempio, non posso essere privato di un'auto solo perché ho detto che non mi piace. La vita di una persona ha meno garanzie giuridiche – cioè vale meno - di una sua auto? Il padre di Eluana sottolinea come si trattasse di una ragazza sempre piena di vita e trova questo in netta opposizione con il suo stato attuale. Si potrebbe rispondere che in realtà proprio lo stato attuale conferma misteriosamente la passione di Eluana per la vita. In ogni caso, perché Eluana deve pagare per la comprensibile sofferenza del padre? E se questa sofferenza è veramente profonda, potrà ragionevolmente placarsi con l'atto di dare la morte alla figlia? Con l'estrema violazione della dignità e libertà della figlia? In realtà, chiunque di noi vede la sofferenza e anche solo l'invecchiamento come un peggioramento della propria condizione, quindi possibilmente da evitare. Ma noi non possiamo decidere tutto, neanche su noi stessi. Non possiamo auto-determinarci. L'idolo dell'autodeterminazione è un'illusione e come tale è pericoloso, come la droga per evadere dalla realtà, come il guadagno facile per eludere la fatica. Questa è la condizione umana. Possiamo ragionevolmente pretendere di cambiarla? Può la nostra società realmente vivere negando la propria umanità ed invece inseguendo maghi e tarocchi, come le bufale dello scienziato coreano - esaltato dai mass-media al tempo del referendum sulla fecondazione artificiale e poi costretto ad ammettere la falsità dei risultati pubblicati - che prometteva guarigioni miracolose attraverso le sperimentazioni sugli embrioni umani? Questa negazione della condizione umana è estranea alla grande tradizione culturale europea. Non solo di quella cristiana, secondo cui nella sofferenza si attua misteriosamente la condivisione della passione di Cristo e la compartecipazione alla sua opera redentrice. Ma anche di quella classica greca, per la quale la sofferenza, anche ingiustamente subita, era vista come elemento di purificazione ed elevazione spirituale. Si dice che quello di Eluana è un caso estremo. Ma non lo è. Sia perché la donna non è morente. Sia perché sulla sua condizione - a differenza della comprensibile sofferenza di chi le sta vicino – sappiamo ben poco. E comunque, passando di caso estremo in caso estremo, abbassiamo sempre di più la barriera. Come insegna l'esperienza della legge sull'aborto, promulgata sull'onda emotiva dell'incidente della diossina di Seveso (caso estremo peraltro assolutamente gonfiato come i dati allora divulgati sugli aborti clandestini), ed ora strumento comune attraverso il quale è facile liberarsi di una gravidanza indesiderata. In questa situazione, cosa fanno i cattolici? Innanzitutto, c'è chi ha già fatto molto. Parlo delle suore Misericordine di Lecco, che si sono prese amorevolmente cura di Eluana per sedici anni e hanno semplicemente chiesto di poterlo continuare a fare. Hanno dimostrato, nel silenzio, che Eluana non è un vegetale, ma l'hanno amata e accudita nel rispetto della sua dignità umana. Gli altri devono affrontare la situazione con lucidità e coraggio. Devono operare pubblicamente affinchè sia riconosciuto che il valore della persona non è soggetto all'arbitrio delle opinioni e delle emozioni. Non è legato ad una presunta perfezione, ad una vitalità, forza e capacità produttiva che sono necessariamente temporanee. Si obietterà che i cattolici non possono imporre i propri valori e le proprie scelte. In realtà ogni azione politica esprime una visione del mondo (o è il compromesso tra più di una) e quindi si fonda su un giudizio sulla realtà. E scopo della legge è proprio quello di difendere ragionevolmente i deboli dall'arbitrio dei forti. Quindi, è bene impegnarsi perché la vita sia rispettata, senza discriminazioni nei confronti di chi non è auto-sufficiente, di chi non sa comunicare, di chi potrebbe essere visto solo some un peso per la nostra società (e qui il cerchio degli interessati si potrebbe allargare drammaticamente). La storia del cristianesimo insegna invece che è giusto prendersi cura della persona in quanto immagine di Dio, e che bisogna dire ad una persona che vale (e operare coerentemente) anche quando ha perso quelle qualità per le quali era conosciuta e apprezzata. Questo è un messaggio non semplice da capire né da vivere. Ma è una liberazione dagli idoli del mondo che sin dalle origini ha distinto il cristianesimo e ne ha segnato la diffusione tra i popoli pagani. I mali del relativismo, del nichilismo e dell'insignificanza della vita sono ormai da tempo nelle nostre società. Dobbiamo affrontarli. Chiedendo - come hanno fatto per le proprie città e nazioni i cristiani di ogni tempo - l'intercessione della Madonna. Lo facciamo anche noi a Genova in questo momento difficile per l'Italia. Francesco Bellotti www.genova.mpv.org 1 Agosto 2008
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